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Breve considerazione sul rapporto padre-figlia

Macro e’ rientrato “nei suoi panni” qui a casa, dopo la sua lunga assenza di lavoro, ma in quelli fisici, non ancora in quelli di compagno di vita e di padre. Troppo stanco per esserci, almeno con la testa.
Ieri mattina, domenica, dopo essere stato svegliato malauguratamente (alle 10.00!) dalle due donne di casa (che si sono fatte anche loro, per fortuna, una lunga dormita!), e’ rimasto in uno stato di trance catalettica per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, riattivando quei pochi neuroni che gli sono rimasti dopo il tour lavorativo dell’ultima settimana, soltanto quando l’euforia per le Olimpiadi 2012 lo ha portato a mettersi al computer per partecipare alle varie lotterie per ottenere i biglietti. Risultato di questo sforzo: richieste per un migliaio di sterline, il tutto per poter passare quelle due settimane d’agosto a Londra, a casa, invece che spaparanzarsi ignobilmente su una spiaggia assolata nel sud del mondo (al caldo), come invece gradirebbe Mammadesign. 
Vedremo cosa succedera’.
Prima di questo tete-a-tete con il web la sua piccola Micro aveva cercato invano di ristabilire quel rapporto padre-figlia che le mancato cosi’ tanto (ma forse no) per sette lunghi giorni. 
La mattina l’ha trascorsa con lui sul balcone a sistemare le nuove piante e a buttare via le vecchie che non hanno resistito all’inverno.


Una tragedia.




Possibile che un uomo, in una sola settimana lontano da casa, si dimentichi di quanto una bambina dell’eta’ di Micro abbia bisogno di giocare e sperimentare e (perche’ no?) combinare guai? Aveva paura di qualunque cosa la piccola esploratrice potesse combinare. D’accordo, lei spruzzava l’acqua giu’ dal balcone con lo spray, buttava la terra dei vasi che Mammadesign le aveva concesso di toccare (senza nemmeno un giornale sotto!, come e’ stato ampiamente rimproverato alla povera madre-sporcacciona e lassista), aveva anche preso a buttare la stessa terra giu’ dal balcone! (qui la tragedia si fa nera, ma piu’ comprensibile)
E tutti i rimbrotti, nonostante fosse lui presente sul balcone con lei, se li e’ presi Mammadesign, che disperatamente si e’ difesa: 
“Guarda che Micro capisce benissimo, adesso, se le spieghi che non deve farlo…. Perche’ ti arrabbi con me?”
Perche’ e’ sempre Mammadesign la responsabile dei disastri di Micro, ovvio. E’ una mamma troppo permissiva. E cialtrona (parola italiana dal significato meraviglioso, che, da quando lo ha scoperto, non perde occasione di usare!). Lui e’ chiamato in causa solo per i suoi successi….. Mi sembra logico, no?
Vabbe’.

Mammadesign, che finalmente e’ riuscita a dedicarsi alla sua toilette settimanale, intenta ad asciugarsi i lunghi e numerosi capelli (prima o poi me li taglio!), ha assistito a circa un centinaio di “NO QUESTO NON SI FA”.
E ad un pianto disperato di Micro che sembrava si fosse fatta un male tremendo con qualcosa. Preoccupata, ansiosa, gia’ nel panico da “la porto al pronto soccorso”, si e’ precipitata verso la piccola che versava in un pianto dirotto, abbracciandola forte e chiedendo con voce tremula: 
“Cosa e’ successo?”
Risposta del maritozzo un po’ troppo tedesco: “Spruzzava i fiori con il disinfettante. Glielo ho tolto.” 
D’accordo, e’ colpa di Mammadesign: ha lasciato l’etichetta sulla bottiglia dello spray. 
“Glielo ho dato io, c’e’ solo acqua dentro.”, cercando di chiarire l’equivoco.
E qui inizia l’intervento di Mammadesign per la riappacificazione dei due contendenti: “Non poteva saperlo papa’, amore mio. Non sapeva che c’era solo acqua dentro. Ora te lo rende, vedrai.”
Abbraccio cosmico tra i due derelitti. Al ralenti. Parte la musica in sottofondo.
Perdonato. 
Almeno, fino al prossimo NO.
Vediamo quanto dura.

Secondo inconveniente: le pensee’ di Mammadesign.
Quattro splendide pensee’ che la suddetta sognava da quattro giorni di sistemare ad arte in un vaso nuovo sul balcone. Quattro volte (una per ogni violetta) ha ripetuto a Macro, occupato a liberare la mente facendo giardinaggio, di lasciarle a lei. Perche’ le ricordavano la sua nonna, che ad ogni primavera le acquistava per l’ingresso del suo giardino. Perche’ nei gesti del piantarle nella terra con amore voleva assaporare ogni flash-back di quelle giornate primaverili, sentire il profumo che diffondevano nell’aria, vedere la stessa luce intensa che c’era a casa dei suoi nonni, insomma, tornare un po’ indietro nel tempo e sentirsi un po’ bambina. Tutto qua.
Niente.
Il macro-economista non l’ha proprio sentita.
E la sorpresina sul balcone l’ha fatta lievemente arrabbiare.
Non mi ascolta. Non conto piu’ niente per lui (ammetto che in questi frangenti sono un po’ tragica…). Che sia un problema di lingua? No, mi sa che e’ un problema di testa. I ricercatori sono tutti nelle nuvole. Com’e’ difficile essere la moglie di un ricercatore…..
“Che problema c’e’? La fai cosi’ drammatica solo per questo?”, ha sentenziato lui.
Sgrunt. E ri-sgrunt.

Pomeriggio, dopo pranzo.
“Macro, perche’ non ti metti un po’ tu sul letto con Micro, dato che sei cosi’ stanco, cosi’ vi addormentate insieme?”, cercando di fare recuperare loro il tempo perduto e di ristabilire quel rapporto padre-figlia che ha tanta difficolta’ a ripristinare…..
“Va bene.”
Ci dirigiamo tutti e tre sul lettone.
Micro cerca il suo libro di Peter Panda (= Peter Pan) e la lucina a led da attaccare al libro, di cui in questi giorni si e’ innamorata. Cosi’ Mammadesign prova a mostrare al padre-rientratodalontano le nuove abitudini della ciccia.
“Dai, amore, ora te la legge il papa’ la storia. Ciao, bacio. Io vado di la’ a sistemare la cucina.”

Passano 30 secondi.

Una manina lieve lieve apre la porta del soggiorno.
E’ lei, la figlia-abbandonata.
“Papa’, uce, papa’.” 
“Cosa ha fatto papa’ con la luce, amore mio?”
“Ehhhh, luce, ‘egge papa’!”, scuotendo la testa, incredula.
“Non legge papa’? Vediamo cosa succede. Andiamo.”
Ci dirigiamo verso la camera.
Macro e’ svenuto sul letto. Con la lucina in mano.
Respiro profondo di Mammadesign.
Come al solito tocca a lei….
Le legge il librino preferito, si abbracciano (la piccola non vuole andare vicino al papa’, nonostante lui cerchi di accarezzarla e portarla verso di se’…. Ma e’ ovvio, no! Cosa avra’ da offendersi! L’ho sempre detto io, di averne due, di bambini….!), ed infine la piccina si addormenta (il padre non l’ho controllato, non credo di dover aspettare che anche lui dorma!)
Mammadesign sguscia via. 
Finalmente un po’ di tempo per lei!
Sistema la cucina, fa un po’ di faccende, si mette finalmente a sedere a sorseggiare un caffe’ e leggere un libro. 
Tempo cinque minuti compare Macro. Che vuole considerazione. 
Altri cinque minuti e la solita manina apre la solita porta del soggiorno.
E’ finita.
Mammadesign non vede l’ora che sia lunedi’.

Per risollevare le sorti di questo rapporto padre-figlia un po’ avariato e (non ultimo!) per fare un po’ correre l’energetica Micro, li trascina tutti e due al parco, anche se ora si metterebbe lei sul letto a farsi la dormitina….
E finalmente, li’ sulla sabbia del parco giochi, i loro rapporti iniziano a rinsaldarsi.
“Grazie che mi hai portato al parco, mi ha fatto bene.”, le dice Macro, amorevole.
Mammadesign si sente un po’ come quando aveva i suoi cagnoloni da portare fuori a “predere aria”.


Conclusione della riflessione: ma i rapporti padri-figli sono tutti cosi’ difficoltosi?










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3 Comments
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    Home and Things

    11 Aprile 2011 at 19:32 Rispondi

    caspita, non saprei proprio darti una risposta SICURA, perchè non sono ancora mamma, però..da figlia … e da moglie… penso che più o meno i papà siano tutti così:) un pò con la testa per aria per tutte le cose, e quindi anche nel dare quelle piccole attenzioni ai loro bimbi che a una mamma sembrano tanto ovvie! forza resisti!!!

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    pinkmommy

    11 Aprile 2011 at 21:16 Rispondi

    sei stata bravissima a fare in modo che padre e figlia si “ritrovassero” dopo una settimana…purtroppo è vero, a volte quel che a noi viene naturale, quei piccoli gesti che facciano in automatico (anche perchè coi figli passiamo decisamente più tempo) ai papà vanno invece “imboccati”…ma poi quando prendono il via sono bravissimi! 🙂

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    Cristina

    11 Aprile 2011 at 21:48 Rispondi

    Ti ho scritto una mail di solidarietà raccontandoti la mia domenica. Il pezzo, mi sa, era troppo lungo e non lo accettava come commento.. Buona serata.. Cris

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