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I feel an oppression here…..

“I feel an oppression here……”: e’ l’inglese un po’ arrugginito di nonna Gio, che di lingue ne sa diverse,  ma che nel crescere tre figli in Italia ha lasciato un po’ da parte per occuparsi di problemi ben piu’ pratici e diretti.
Siamo nell’unita’ di pronto soccorso dell’ospedale di zona, a un tiro di schioppo da Casa-design. Mammadesign l’ha accompagnata per scrupolo nonostante polso e pressione fossero a posto, per escludere che la su citata nonna G. potesse giocarci uno scherzetto simile a quello di pochi mesi fa.
La sala si anima progressivamente di una popolazione londinese leggermente anomala agli occhi di due donne italiane cresciute nella citta’ dell’arte e delle proporzioni del Rinascimento. Nell’ordine: un giovane che da noi sarebbe stato tranquillamente reduce da una capocciata dovuta ad un incidente in motorino, ma che qui nella citta’ multi-etnica delle gang organizzate emule del modello newyorkese sembrava piu’ essere rimasto invischiato in una rissa di quartiere; un clochard bohemien con lo sguardo lontano, figura a meta’ strada tra questo mondo reale e quello dei film di Scorsese; un ubriaco fradicio, probabilmente collassato a seguito di qualche bicchiere di troppo, che girovagava con il camice mezzo aperto nella reception del pronto soccorso cercando di fuggire a medici e inservienti; un signore di 200 chili che nonostante l’adipe ed il sospetto infarto non sdegnava di corteggiare tutte le infermiere e le dottoresse che gli capitavano a tiro. 
L’attesa e’ lunga, mentre un esame dopo l’altro, dottore dopo dottore, il personale cerca di capire di cosa e’ malata nonna G., che nel frattempo si sente sempre meglio (pur di evitare il pernottamento in un pronto soccorso londinese).



Alle 3.30pm sembra che la diagnosi sia fatta. Aspettiamo solo un paio di analisi specifiche per escludere completamente il rischio di un qualche problema cardiaco o venoso/arterioso. Ci offrono il caffe’  (gentili, certamente, ma da quando in qua si offre il caffe’ ad uno che potrebbe avere un attacco cardiaco?).
Sorvoliamo.
Siamo gia’ nello spirito del rientro a casa.
Mammadesign spera che Macro si sia ricordato, tra una riunione burocratica ed un qualche complesso calcolo matematico, di raccogliere all’asilo la Micro-figlia che oggi, tra l’altro, ha avuto il primo giorno di inserimento nella “stanza dei grandi” (treenni e oltre).
“C’e’ un’analisi lievemente sballata, aspettiamo la visita di uno specialista e poi decidiamo se fare un ulteriore esame. Solo che sono ormai le 5.00pm e non credo che portremo riuscire a farlo oggi. Ci potrebbe essere l’eventualita’ di doverlo fare domattina. E non potremo dimetterla prima di sapere i risultati.” 
Nonna G., a questa prospettiva, si sente improvvisamente e miracolosamente meglio: “Posso andare a casa? Sto bene!”
“Nonna G., forse e’ meglio aspettare che siano i dottori a decidere…”, cerca di tranquillizzarla Mammadesign, che inizia ad avere il dubbio di non aver capito proprio bene bene tutto quello che questi inglesi dall’accento impossibile le hanno detto. E che inizia ad essere impaziente perche’ tra mezz’ora dovrebbe essere a casa a prendersi cura della sua cucciola e non riesce a contattare Macro per avvertirlo della situazione.
Decide di andare al bar a prendersi un toast, per riprendersi dalla carenza di zuccheri e di sonno della giornata (anzi, di queste ultime giornate: Micro con raffreddore e congiuntivite, braccio destro immobilizzato da un’infiammazione che non le da’ tregua e nonna G. alle prese con un pronto soccorso inglese).
“Torno tra una mezz’oretta”, comunica, alla prospettiva di ritardo del suddetto specialista, perche’ a quest’ora non si trovano disponibili (ricordo che gli inglesi cenano con i polli).
Ma non fa in tempo a finire il suo toast che nonna G. la chiama al cellulare: “Figlia Mammadesign, dove sei? Il dottorino e’ qui, devi farmi da interprete!”.
Corro.
Se la sta cavando benissimo con quel dottorino gentile e disponibile!
Mammadesign, non abituata a tanta gentilezza e belta’ in questo paese di buzzurri, quasi sviene, mentre nonna G. gli racconta accuratamente le sue disgrazie.
“But I feel better, much better now!”
Anche Mammadesign, ora, si sente molto meglio: “Mi sento di dirle che e’ una gastrite, signora, io la manderei tranquillamente a casa.”

Benedetti i bei cardiologi inglesi!
L’ho detto io, l’ho amato fin dal primo momento! 
(chissa’ perche’ i dottorini hanno sempre questo effetto ipnotico e tranquillizzante sulle varie Mammadesign e nonne G.!)



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