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Inserimento “sportivo” all’inglese

Primo giorno (ieri)

Ore 7.30 am: “Su amore, svegliati, sai che oggi andiamo alla scuola nuova?”
“Mamma, no, io non voglio andare a scuola….”
“Ma come, dobbiamo conoscere tutte le maestre, e tutti i bambini, e scoprire tutti i giochi che ci sono!”
“Mamma, ma io non sono ancora grande come papa’!”
Micro si alza, di malavoglia, dopo essersi messa a piangere perche’ a scuola nuova non ci vuole andare.
Inizia la colazione, sempre di malavoglia.
“Mamma ma tu vieni con me?”
“Certo cucciola, e anche papa’ viene, oggi. Andiamo tutti insieme! Poi pero’ papa’ deve andare a lavorare.”
“Ah, ok. E tu stai con me vero?”
“Si staro’ un pochino, ma poi dovro’ uscire un po’….”
“Noooooooo, tu stai con meeee!!!!!!”
….. (coccole)
“Su, ora fai colazione, che senno’ facciamo tardi e dobbiamo vedere i giochini del giardino.”
“Il giardino quello con il penguin?” (l’avevo gia’ portata insieme a me a ritirare l’uniforme, per prendere confidenza con l’ambiente e abituarsi all’idea)
“Si, quello con il penguin e il castello di legno con lo scivolo”
“No, mamma, lo scivolo non c’e’. C’e’ solo il castello!” Ah, osservatrice la piccola…

Pensa.

“Mamma, c’ho un’idea: tu vai fuori dalla rete, ma stai li’ ad aspettarmi….Poi dopo escio e andiamo ai giochini…!!!!” 
Insomma, fin qui tutto bene. La curiosita’ l’ha smossa.




Ore 9.00:
Micro inizia ad esplorare l’aula (sempre con la mia mano nella sua, avessi per caso a scapparle….), si mette in salvo nel suo tray personale un libro che conosce gia’ e che vuole leggere, fa painting entusiasta, cerca di capire cosa si puo’ fare e cosa no.
Poi  decido che e’ venuto il momento di lasciarla (dato che ero l’ultima mamma – italiana, chiaramente – rimasta!) e cerco di lasciarla vicino alla sua teacher, o a qualcuno che le dia appena appena un po’ di considerazione. Con una qualunque persona di riferimento senza nome, insomma, che qui tanto si chiamano tutte MissEQualchecosa.
Con la sua maestra non funziona: lei si appolpa a me.
“La cosa migliore e’ che lei la faccia giocare e la tenga occupata, poi se ne va senza dirle niente.” 
Ecco, lo sapevo, questa ha il cervello tarato…  Fortuna eh?
Neanche se me lo chiedono in cinese io tradisco mia figlia in questo modo! Non esiste proprio!
Sono solo i miei pensieri, pero’… in realta’ le rispondo gentilmente: 
“Hem… Non credo che questo metodo possa funzionare con lei….”
Mi guarda in cagnesco. 
Ne vuoi sapere piu’ di me, stupida mamma?
No, decisamente tra me e lei non c’e’ feeling
Cerco di spiegare a mia figlia che saro’ vicino, “dietro la rete”, ma neanche questo ha effetto. 
La devo ritirare alle 3.30pm, giornata piena, come mi conferma la Miss Bulldog. Non ce la faremo mai.

Vedendomi in difficolta’ si avvicina l’altra Miss.
“Vuoi venire da me, Micro, che mamma deve andare?”
Io cerco di spiegarle che la mattina ha sempre bisogno di una cuddle (=coccola) quando me ne vado. Anche al nido era cosi’: la fa sentire sicura.
Riesco a staccarmela e a dargliela in collo, piangente.
“Forse oggi e’ meglio se la lascia soltanto un paio di orette oggi… se pensa puo’ venire a prenderla prima di pranzo, signora.”
Ecco, questa mi piace: cambia le regole a seconda di chi si trova davanti. Forse ho trovato la persona giusta.
“Vuoi venire a vedere il computer?”, chiede a Micro, mentre cerco di salutarla.
Manco a dirlo: la lacrima si ferma seduta stante, gli occhi si girano incuriositi verso la stanza… la mamma non esiste gia’ piu’. 
Splat.
Si, e’ decisamente la persona giusta.
“Va bene, torno a prenderla prima di pranzo, oggi.”

Ore 11.40: 
“Sua figlia sta bene adesso, puo’ anche lasciarla piu’ a lungo. Ha avuto solo 5 minuti di scombussolamento all’inizio, ma ora si diverte!”
Vabbe’, ormai me la porto a casa, e’ meglio. Non si cambiano i programmi cosi’. Quel che e’ detto e’ detto, soprattutto a un bambino.

Secondo giorno (oggi)

Ore 7.45 (si, abbiamo gia’ posticipato…!):
“Mamma, io non voglio andare a scuola! Umpf.”
“Ma come, devi fare ancora un sacco di cose a scuola! Dai che ci divertiamo, ti accompagno io!”
“Facciamo painting come a-ieri?
“Certo, painting e poi tutti i giochi che ancora non abbiamo visto.”
“Ma io dicevo di finta eh…? Era solo uno scherzo che non volevo andare a scuola!”
Meno male.
“Mamma”
“Mmmhh”
“Pero’ quando vai via mi lasci in collo a quella signora, come chi chiama quella signora di a-ieri?”
“Miss Coccola. Si chiama Miss Coccola.”
“Eh, ecco, si lei!”

Ore 9.00:
Entro un po’ con Micro, dopo aver giocato nel garden, poi Miss Coccola si avvicina: “Vuoi vedere il computer, Micro?”. ‘Nnamobbene, questa e’ fissata. Vabbe’, funziona, lasciamo stare. Micro non si volta nemmeno a salutarmi.
“Allora la prendo dopo pranzo oggi, cosa ne pensa Miss Coccola?”
Lei: “Secondo me puo’ venire a prenderla anche alle 3.30pm, come da previsione. Se vediamo che e’ particolarmente upset la chiamiamo.” 
Bugiarde, non lo faranno mai. L’unica volta che mi hanno chiamato dalla nursery precedente e’ quando aveva un’otite perforante. Nemmeno con 38 e mezzo di febbre se ne sono accorti.

Bene, almeno sono riuscita a scrivere due righe. Tra poco mi avvio.

In calce a questi aneddoti personali sull’inserimento a scuola nella ridente e verde Inghilterra segnalo un’interessante riflessione di ITMom sull’utilita’ dell’inserimento nella scuola materna, una riflessione che mi trova particolarmente d’accordo e che e’ stata fonte di stimolo per il mio intelletto (sic!) ormai rassegnato alla spietata logica inglese. La trovate qua.

La scuola ha bisogno di metodologie, di linee guida, di tempi, e’ vero.
Ma ogni bambino ha i suoi, di tempi: un po’ di flessibilita’ intellettuale non guasta (vedi la scelta indipendente di Miss Coccola, una bestia rara nel panorama scolastico, dove solitamente esistono direttive chiare su cosa fare e cosa non fare).
E’ vero, qua in Inghilterra l’inserimento e’ molto piu’ sportivo. Pero’ esiste, anche se la tendenza culturale e’ quella di “buttare i bimbi in mare perche’ cosi’ imparano a nuotare”.
E se il cosiddetto inserimento e’ nato, ha probabilmente avuto la sua ragion d’essere. Bisognerebbe sempre non fare di tutta l’erba un fascio e, al di la’ dei metodi e delle direttive, mantenere quell’atteggiamento di apertura mentale che fa di un insegnante un pedagogo e di una scuola comune una buona scuola.
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5 Comments
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    Giorgia

    13 Settembre 2012 at 15:39 Rispondi

    Sono assolutamente d’accordo io l’esperienza l’ho avuta tutta italiana anzi romana e la cosa non cambia

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    alessandra ruggero

    13 Settembre 2012 at 15:42 Rispondi

    Corro a leggere ITmom!
    In ogni caso, come ormai saprai, hai tutta la mia solidarietà di mamma-italiana-incompresa ! … E guai a chi mi dice che come facciamo noi poi vengon sù bamboccioni !

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      Mammadesign

      13 Settembre 2012 at 15:45 Rispondi

      Alessandra, magari un pochino si, dai…. pero’ non e’ colpa dell’inserimento!

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    ero Lucy

    15 Settembre 2012 at 16:00 Rispondi

    Picci cicci, allora la balbuzie era legata a questa ansia. Piu’ che comprensibile.

    Il discorso inserimento prolungato=bamboccioni non era cosi’ tranchant; nell’articolo si parlava di inserimenti di tre settimane un’ora al giorno, come fanno in alcuni asili, cosa che trovo allucinante. E che costringe i genitori, come detto, a prendersi le ferie, chi puo’, perche’ non lasciano alternative all’essere una pessima madre.

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      Mammadesign

      16 Settembre 2012 at 11:02 Rispondi

      Si si, si parlava di inserimenti lunghi e di un certo tipo di mentalita’, non era completamente sbagliato, pero’ legare il discorso degli italiani bamboccioni soltanto all’inserimento mi sembrava un po’ riduttivo…. Per certi bambini un inserimento graduale e’ importante, altrimenti si rischia davvero di cadere nella mentalita’ contraria dell’asilo-parcheggio….
      La balbuzie era piu’ legata ad un evento che le era accaduto all’asilo, ma anche probabilmente ad un momento particolare dell’apprendimento delle sue tre lingue!
      E poi una coccola fa sempre bene….. 😉

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