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Una storia internazionale

Lui: “Vieni a Bonn.”
Mammadeisgn: “Ma ho un lavoro… che mi piace, per di piu’. E poi non so il tedesco. Torna tu a Firenze.”
Macro-economista: “Non posso. E’ troppo presto, ho ancora troppe cose da fare qui…. e poi in Italia non mi pagano bene.” (come dargli torto?)

Ai primi screzi e le prime difficolta’ dovute alla lontananza:
Lui: “Senti, io non ce la faccio. Se non vieni a vivere con me a Bonn ci lasciamo. Cosi’ non funziona.”
Io: “Ma sei sicuro? Ci lasciamo cosi’, alla prima difficolta’ e alla prima discussione?”

E cosi’ la storia e’ andata avanti, con tanti voli Bonn-Firenze e tanti soldi regalati alle compagnie low-cost. Per quasi tre anni.

Alla fine del secondo anno, l’estremo tentativo di farmi salire in Germania.
Un sabato sera, in una fiorentinissima e romantica locanda vicino a Palazzo Vecchio:
Lui: “Senti… io…. hem…. avevo pensato….. hem…”
Insomma, dopo un lungo ed estenuante prologo che voleva essere il riassunto dei motivi per cui stavamo bene insieme: “bla bla bla….bla bla…. insomma, che ne dici, mi vorresti sposare? In fondo, perche’ aspettare? bla bla bla…..”
Splat.
Sapevo che era un uomo deciso, ma COSI’ deciso, non me lo aspettavo.







Al terzo anno, aprile.
Lui: “Senti, io devo rinnovare il contratto qui a Bonn, non ho alternative. Non ho ancora abbastanza pubblicazioni per avere un posto decente in qualunque universita’.”
Io: “Cooooooooooosaaaaaaaaa???????” Ma mi stai prendendo in giro? Non mi avevi detto che avresti fatto di tutto per spostarti dalla Germania, allo scadere del contratto?”
Lui: “Ma te l’ho detto, non ho abbastanza pubblicazioni, e poi adesso e’ troppo tardi per cercare un altro lavoro. Non ho alternative! Sono altri tre anni…. devi venire te a Bonn.”
Io: “Ti odio.”

Pochi mesi dopo, in agosto, uno dei sogni della mia vita si realizza: l’Africa
Ci organizziamo un romantico ed avventuroso viaggio in Tanzania, tra belve feroci, visite di bufali, elefanti, e giraffe, nel cuore dei parchi naturali: il Serengeti, il Tarangire, il Lake Manyara, l’Arusha Park e il cratere dello Ngorongoro. E dopo la polvere dei parchi, stanchi e sporchi, ma soddisfatti del ritorno alle origini della natura, una settimana a Zanzibar, sul mare. Un po’ piu’ rilassati, piu’ puliti, piu’ comodi, ci concediamo un po’ di sana lussuria.
Cosi’, una sera, in un romanticissimo bungalow:
Io: “Va bene, vengo a Bonn. Lascio tutto e ci provo. Anche se non so una parola di tedesco. Ma se mi trovo male torno indietro.”
Il Macro-economista esulta. 
Io un po’ meno, ma non c’e’ scelta. O continuare cosi’, o avvicinarsi. 
Era il 2004.
A gennaio 2005 attraversiamo le Alpi su un furgoncino bianco carico di scatoloni, di valigie e dia qualche mobile necessario: e’ il suo cavallo bianco, il mio Principe e’ venuto a prendermi. Romantico no?

Passa un anno. Un anno di scuola di tedesco intensiva e di ricerca forsennata di un lavoro per Mammadesign. Un anno di colloqui: Milano, Colonia, Arezzo…. Niente dalla Germania, soltanto stages non retribuiti o retribuiti pochissimo. No, grazie, ne ho abbastanza. La Germania e’ in crisi, prima dell’arrivo della Merkel. 
Ma io ne ho le scatole piene di lavorare per niente.
L’offerta di lavoro che arriva e’ da Firenze, di nuovo.
Torno. Vado provvisoriamente da mia madre, per capire cosa fare della mia vita incasinata. Ma il Macro-economista mi manca troppo. Non so con chi litigare.
Un giorno, al telefono:
“Va bene.”
Lui: “Va bene, cosa?”
Io: “Va bene, sposiamoci!”
Lui: spalt. “Ma dici seriamente?” (non so, magari aveva cambiato idea, nel frattempo)
No, sto scherzando, dolce uomo del nord. Ti conviene prendermi subito,  perche’ domani potrei pure aver cambiato idea, conoscendomi. E se te l’ho detto una volta, SI, non credo che te lo diro’ un’altra. Quindi non farmici riflettere troppo sopra, senno’ domani la ragione mi blocchera’ di nuovo.
Io: “Beh, sposiamoci. Non so cosa succedera’ domani, come ci organizzeremo e dove saremo, ma io non voglio perderti.”

Ed inizio’ la trafila burocratica, le prove vestito (perche’ a quel punto voleva sposarsi “per bene” e pure in chiesa, anche se la cattolica sono io), le visite alle ville, i tremori alle mani, la tachicardia da stress, le domande di lavoro sparate in tutto il mondo, anche dove io non lo avrei certamente seguito (tanto, quando parte con un’idea, nessuno riesce a fermarlo).

Poi arrivarono due offerte per il Macro-economista, poco prima del matrimonio.
Lui: “Ma tu preferiresti andare nel nord europa, nel paesino sperduto di L., vicino ai miei genitori, o a Londra?”
Io: “Aergh… hem….mmmhhh… A LONDRA.”

Ed eccoci qua, in questa eccentrica, emozionante, frizzante, ventosa, grigia e verde Londra:

13 settembre 2009, veduta della citta’ dalla terrazza della Tate Modern
(sullo sfondo, la cattedrale di St. Paul)


La Londra dove e’ cresciuta nostra figlia.

E domani…..

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26 Comments
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    letizia

    10 Gennaio 2013 at 13:16 Rispondi

    E insomma, prima o poi arriva l’equilibrio per tutti, nel bene per te grazie a Dio. Proprio ieri ho visto per caso in tv un servizio su una coppia. Lei ricercatrice in giro per il mondo e lui in Italia, ai tempi in cui internet non esisteva e le chiamate internazionali erano un lusso. Sono andati avanti cosi per anni. Stanno insieme, felicemente, da venticinque 😀

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    MarinaM (Ricette Reali)

    10 Gennaio 2013 at 13:16 Rispondi

    bella storia… io che sono più grande di te e che sono venuta su con il desiderio di una carriera e anche quello contestuale di un marito avrei detto si alla prima domanda di matrimonio. ma voi ragazze moderne siete più toste 🙂
    e… scusa… domani?

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:08 Rispondi

      Domani… lo diro’ domani no?! Il seguito della storia e’ ancora tutto da scivere! ;D

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    M di MS

    10 Gennaio 2013 at 13:28 Rispondi

    Uau, che storia romantica! Adoro questi lieti fine!

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:07 Rispondi

      E’ che io non sono mica sicura che sia finita…. altro che romanticismo!
      #vogliadistabilita’

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    M di MS

    10 Gennaio 2013 at 13:29 Rispondi

    Scusa, volevo dire lieto…la grammatica

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    unamamma...ungirasole

    10 Gennaio 2013 at 13:37 Rispondi

    coraggio!!! questo si chiama coraggio e …naturalmente Amore. bellissima storia internazionale. e Londra … bhe, bisogna proprio che la io visiti!!!

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:13 Rispondi

      Si chiama anche incoscienza, se e’ per questo…. con una punta di sana stupidita’ umana, aggiungerei…. Amore si, eeeehhh l’amour…. soprattutto voglia di stare insieme. Che forse saremmo gia’ uno di qua e uno di la’. Chissa’ cosa ci riserva il futuro….

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    Federica MammaMoglieDonna

    10 Gennaio 2013 at 15:17 Rispondi

    Spettacolo!! Che bel racconto!!

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:57 Rispondi

      Federica, detta cosi’ sembra che tu legga un libro…. ;D
      Ti ricordo che non e’ un racconto: e’ la mia complicatissima vita!

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:58 Rispondi

      Comunque mi hai fatto sorridere… Grazie! ^_^

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    Anonymous

    10 Gennaio 2013 at 15:28 Rispondi

    eheheheheh, non sai come ti capisco! 5 traslochi in 15 anni (Genova-Venezia-Praga-Bologna-Ascoli Piceno-Bassano del Grappa) per seguire mio marito…e io a impazzire per ricollocarmi ogni volta, senza contare che ora siamo in tre.
    Mi sa che io e te, oltre a essere colleghe, abbiamo parecchio in comune 🙂
    Monica N.

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:41 Rispondi

      Mi sa anche a me. La parola “ricollocarsi” poi, e’ proprio azzeccata: va intesa in tutti i sensi!

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    Viaggi e Baci

    10 Gennaio 2013 at 15:28 Rispondi

    Ma sai che la distanza secondo me è ciò che aiuta a mantenere vivo un rapporto? Noi, in questi 17 anni di vita insieme, ci siamo spesso ritrovati uno di qua e uno di là, in zone diverse d’Italia o in continenti diversi ed è sempre stata una bella sferzata a voler continuare ad andare avanti insieme.
    Certo, con un bimbo le cose si sono un po’ complicate, ma vedo che ora anche Samir ha preso il ritmo e non ne fa una gran tragedia

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:47 Rispondi

      Un po’ devo ammettere che forse hai ragione…. sicuramente non ci si annoia! Infatti, da quando siamo insieme, ogni tanto sentiamo ancora il bisogno di separarci…. sara’ congenito?
      Certo, farlo quando c’e’ una famiglia diventa molto piu’ difficile…

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    anto i viaggi di maya

    10 Gennaio 2013 at 15:44 Rispondi

    che belli che siete!il nostro tira e molla è durato un po’ meno… ma ancora adesso ci si chiede… domani ?

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 15:56 Rispondi

      Anto, sei dolcissima!
      Penso che siano in molti a chiedersi “e domani”? Di questi tempi poi….

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    FastiFloreali

    10 Gennaio 2013 at 16:49 Rispondi

    ….E domani…Dio provvede!!!

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    tri mamma

    10 Gennaio 2013 at 18:28 Rispondi

    Di certo avete una marcia in più !!!

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      Mammadesign

      10 Gennaio 2013 at 20:53 Rispondi

      eh, ma se continua cosi’ io finisco la benzina anzitempo!

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    alessia

    10 Gennaio 2013 at 22:09 Rispondi

    Ecco, l’insegnamento di questa storia è che non si devono mai prendere decisioni a Zanzibar!
    Scheeeeeerzo 😉
    Se non ci fosse stato Zanzibar non ci sarebbe stato tutto il resto e quindi neppure la bellissima Micro 🙂

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      Mammadesign

      11 Gennaio 2013 at 0:32 Rispondi

      Hahahahah! Alessia! Muoio dalle risate!
      Eh, Zanzibar Zanzibar….

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    smilemamysmile

    11 Gennaio 2013 at 0:56 Rispondi

    Non ci piace la vita comoda,eh?Credo che alla fine le strade in salita portano sempre a gioie grandi.

    Con affetto.

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    Mammadesign

    11 Gennaio 2013 at 12:57 Rispondi

    Mah… veramente la agogno da un po’…. ;D
    Magari hai ragione pero’: se resci a scalare la parete senza cadere, poi il panorama che puoi godere da lassu’ ti ripaga di tutto!
    Un grande augurio anche anche a te!

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