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I colori nella cameretta del neonato e l’intuito di mamma

Immagine: comfortablehomedesign.com

Leggevo ieri questo post di Apartment Therapy, in cui l’autrice si chiedeva in che modo caratterizzare la nursery delle due figlie; ovvero se con colori neutri o colori brillanti. I primi non invasivi, i secondi stimolanti e graditi soprattutto durante il momento del gioco.
Premesso che quando si parla di nursery si fa generalmente riferimento alla cameretta non proprio del neonato, dato che generalmente, i primi mesi, il piccolo dorme nella camera dei genitori, ma a quella del bimbo dai 6 ai 24/32 mesi, la domanda che si pone l’autrice e’ effettivamente pertinente. Nella cameretta il bimbo piccolo dorme ma gioca anche, e soprattutto se i bimbi sono due e molto vicini di eta’ come nel suo caso. Non soddisfatta dalle risposte contrastanti che ha trovato in rete (vi consiglio di leggere tutto l’articolo segnalato), Lauren e’ infine approdata ad un commento di Shashi Caan, direttrice del corso di studi in Interior design alla Parsons School of Design di New York: “We need to rely more on intuition, life is messy”. Mamme e interior designer, affidatevi all’intuito, per farla breve.

Mi sono trovata cosi’, gioco-forza, a riflettere su quelle parole, che suonano piu’ come  una semplificazione del problema ma che hanno un loro fondo di verita’.
L’articolo cui fa riferimento Lauren e’ questo, e parla della scelta dei colori da parte progettista che si trova ad affrontare un lavoro in contesti e situazioni diverse, oltre che dell’effetto dei colori sulla psiche umana.

Per quanto riguarda la scelta del colore nella cameretta del bambino, dai 2-3 anni circa fino all’adolescenza, ho gia’ detto qualcosa su Quandonasceunamamma, sito con cui collaboro dagli inizi.
Per cio’ che concerne invece la cameretta del neonato ne ho gia’ parlato ampiamente su Donna Moderna Bambino, esattamente qui, articolo in cui consigliavo “pareti dipinte in colori pastello, per non sovraeccitare il sistema nervoso non ancora completo del piccolo, preferibilmente con l’uso di vernici ecologiche e non tossiche.”

La decisione di Lauren, di non farsi troppi pensieri sull’influenza del colore nella nursery delle figlie sul di loro (e spazio in cui le piccole hanno esigenze diverse: la piu’ grande ci dorme e ci gioca, la piccola vive prevalentemente in soggiorno con i genitori e negli spazi di riunione dell’intera famiglia), ma di affidarsi al suo intuito di mamma, ha certamente la sua ragion d’essere, in questo contesto. Ma non va generalizzata: il rischio e’ quello di ritrovarsi in una cameretta-sala gioco che ha perso la propria connotazione e che potrebbe influire negativamente sull’equilibrio psichico delle due piccole.

Occorre fare una distinzione: la bimba piccola ha bisogno di calma, colori tenui e suoni delicati,  per riposare, la grande anche di spazi gioco. D’accordo scegliere colori che piacciono, d’accordo non fidarsi della miriade di informazioni che si trovano in rete, d’accordo valutare in primis il carattere del bambino ed in base a quello decidere l’influenza psicologica che puo’ avere su di lui/lei; ma l”intuito deve essere un valido supporto, non il principio guida, in questi casi.

E c’e’ da ricordare un’ altra cosa: la cameretta non e’ uno spazio unico da riempire a proprio gusto o piacimento, ma e’ un’entita’ complessa che puo’ e deve essere suddivisa in zone funzionali, come ho gia’ detto in questo articolo. La caratterizzazione coloristica, nel caso di Lauren, dovrebbe tenere conto di cio’, ed essere validamente supportata dal suo intuito di mamma e dalla conscoscenza profonda delle figlie e delle loro esigenze.

Non e’ un caso che il dialogo tra progettista e cliente (la mamma, in questo caso) sia essenziale, nel complicato processo della progettazione.

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