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L’autostima di una donna (e di una mamma)

Ci sono giorni in cui l’autostima di una donna (di una mamma, poi, non se ne parla) è sotto i tacchi.

Giorni in cui ti affanni, corri a prendere la pupa a scuola, la tieni occupata con giochi stimolanti invece che piazzarla alla televisione a fare l’ameba, o in camera sua a giocare da sola, mentre tu te ne stai al computer a lavorare (anche se c’e’ chi dice che “fai finta” di lavorare, perche’ il lavoro da casa non ha la stessa dignitá del lavoro in azienda), la porti ai giardinetti, al parco, sulla collina, nei prati, ridi e ti diverti con lei perche’ l’hai messa al mondo ed è quanto di piú bello la vita ti abbia regalato.

Giorni in cui ti chiedi perché dai tanto a chi ami, trascurando te stessa, e non solo non vieni apprezzata, ma pure travisata e sottostimata. Perché tu sei stata “a divertirti” e c’è chi lavora seriamente. Come se lavorare seriamente volesse dire soltanto farsi un mazzo tanto e rinunciare a tutto per la sola ragione che sei in proprio, o essere massacrati da un capo dispotico ed egocentrico.
Giorni in cui ti domandi “che cacchio ci faccio io qui?”, invece di star dietro alla scrivania a produrre per te stesso, a guadagnare per te stesso, a vivere in un posto che ti piace, a goderti tutto ció che ti pare senza doverne render conto a nessuno.
Giorni in cui gli altri ti fanno credere di essere un frustrato, un nullafacente, un insanabile scarto della societá, solo perché sei una mamma che non ha un datore di lavoro ma cerca di lavorare in proprio, che tiene in piedi una famiglia, e che si fa un mazzo che é 10 volte quello che un uomo riesce ad immaginare.
E ti vengono in mente le nottate in cui sei rimasta sveglio con fatica, in cui hai cambiato letti di infanti incontinenti, cullato pupi disperati non si sa per quale ragione, giocato fino alla nausea, cercato tutti i mezzi e tutti i modi per sviluppare le qualitá e le capacitá di quell’esserino che è il prodotto del vostro amore; il tutto per far riposare e lavorare decentemente quello di casa che è stato designato all’unanimitá a sostenitore economico della famiglia, e che senza la carriera morirebbe di noia.
Giorni in cui sei tentata di fare un biglietto aereo improvviso verso una di quelle isole tropicali in mezzo al nulla, in cui tutti son fighi e si divertono, e son rilassati, di fronte all’azzurro dell’oceano e a un tequila sunrise.
E tu c’hai le occhiaie, i capelli sbiancati, il culo floscio (anzi no, il culo non ce l’hai piú floscio perché hai deciso di approfittare spudoratamente della tua situazione di privilegiata senza un datore di lavoro per correre sulla collina e dedicare una mezz’oretta a curare il tuo fisico addormentato), i dolori della nonna dappertutto, i neuroni impegnati in 150 attivitá contemporaneamente. E ti tocca sentire pure le lamentele di qualcuno che ti dice “faccio tutto io” quando passa l’aspirapolvere in casa perché è allergico alla polvere e tu non l’hai passata per dedicarti a un progetto.
Tsk tsk. 
L’autostima di una donna e mamma, questa compagna sconosciuta.
Poi senti qualcuno di inaspettato, che ti conosce solo attraverso quello che scrivi, che ti dice: 
“Fallo per te e per noi”.
E quel “noi” ti risuona dentro come un’eco.
Perché a una donna mica basta l’idea di farlo per sé stessa, siamo sinceri.
Una donna si sente forte solo quando include qualcun’altro nelle sue incredibili prodezze.
Quel “noi”, chissá per quale motivo, mi ha ricordato che ho una Micro-figlia, alla quale non solo vorrei offrire il massimo che la vita puó offrire, ma anche un esempio di donna-mamma-lavoratrice (indipendente o meno) felice e soddisfatta di ció che sta facendo, di ció che da alla famiglia, di ció che ha costruito finora e che porta avanti. E quindi vado per la mia strada, anche se qualcuno non capisce e mi blocca la vita, la testa, e soprattutto la volontá e la voglia di fare. 
Incredibile quanto sia importante, per una donna, sentirsi psicologicamente sostenuta e compresa.
Ringrazio una persona speciale che, dalla timida altezza della sua carrozzina, riesce a vedere il mondo con la fresca prospettiva di un bimbo e la matura sensibilitá di un adulto (e che mi esorta a scrivere come nessuno ha piú fatto da tempo).

E ringrazio anche mia figlia, che tiene occupati i miei neuroni e attivo il mio fisico, e che soprattutto riesce sempre a darmi la forza, senza saperlo.

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14 Comments
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    Désirée Pedrinelli

    28 Settembre 2013 at 15:52 Rispondi

    ora mi fai piangere tu!

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    lucia cimmino

    28 Settembre 2013 at 16:37 Rispondi

    Bellissimo il tuo post,complimenti.

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    Rà kaelle

    28 Settembre 2013 at 19:15 Rispondi

    Quanta verità in questo post!! Un abbraccio <3 Rà di nonsoloincinta!!!

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    Rory

    28 Settembre 2013 at 22:51 Rispondi

    Lo vedi che ho ragione io quando dico che mammanonbasta?? 🙂
    Un bacio.

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    Elena Valli

    29 Settembre 2013 at 0:01 Rispondi

    ecco Dalia hai scritto esattamente quello che penso. Bacio da una mamma che lavoa da casa e quindi per gli altri perde tempo ai giardinetti..

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      Mammadesign

      29 Settembre 2013 at 15:35 Rispondi

      C’e’ chi ai giardinetti si porta anche il pc! non e’ mica roba da poco! ;D

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    Gio

    29 Settembre 2013 at 11:54 Rispondi

    wow, bellissimo post. dalle mie parti si dice (tradotto dal dialetto): “lo appendo sopra il letto”, ad indicare che vorresti averlo sempre a portata di meno per rileggerlo all’occorrenza

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    ElizabethB

    30 Settembre 2013 at 9:06 Rispondi

    Splendido post. Alzi la mano chi non si è rispecchiata…

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    Unknown

    30 Settembre 2013 at 21:18 Rispondi

    Sarebbe il mio sogno ..e me ne manca il coraggio. Non cedere all’ incomprensione di chi vive di altro e non prova forse veramente piacere in ciò che fa.

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    Unknown

    30 Settembre 2013 at 21:18 Rispondi

    Sarebbe il mio sogno ..e me ne manca il coraggio. Non cedere all’ incomprensione di chi vive di altro e non prova forse veramente piacere in ciò che fa.

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    Francesca

    30 Settembre 2013 at 22:43 Rispondi

    post meraviglioso!! ps: anche io lavoro da casa…e sottoscrivo ogni tua parola;-)

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