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Dalla metropoli alla provincia

Ok, vivo in provincia, tra le montagne, devo farmene una ragione.
In effetti, non si sta male, circondati dall’ossigeno, dalla neve e dalle mucche.
Fa un po’ freddino si, ma basta coprirsi. Il sole c’e’, in abbondanza (molto piu’ che a Londra); e quando c’e’ batte di brutto. Si scia, si va sulla slitta e d’estate anche a nuotare nel lago.
La citta’ di G. e’ piccola, il traffico pressoche’ inesistente, il parcheggio per la macchina si trova sempre, anche in centro sotto Natale, e in soli 10 minuti sei nella zona commerciale fuori citta’, partendo da casa. La vita, indubbiamente, e’ piu’ facile. Tutto, proprio tutto, e’ a portata di mano.
Quale cambiamento rispetto a Londra!
Peccato che qui sia tutto molto … come dire… molto all’antica. Almeno, cosi’ lo troviamo noi, arrivando da Londra. La sensazione e’ quella che avevamo negli anni ’80: una sicurezza e un livello di vita agiatamente insipido, benestante senza esagerare, privo di grandi stimoli, se non per qualche isolato centro culturale o ristorante che copia la modernita’ del mondo la’ fuori.
Il mercatino di Natale del centro sembra quello di Scroodge: nelle casette di legno le nonne fanno la calza e vendono guanti e berretti di lana, i contadini espongono qualche liquore autoprodotto,  mentre la maggior parte degli artigiani realizza qualcosa di estremamente classico e regionale (tipo il campanello delle mucche – rigorosamente in miniatura – o qualche scoiattolino in legno da appendere all’albero di Natale). L’unica giostra presente ha una struttura degli anni ’50 e gira al ritmo di un triciclo a pedali. Perfino la Micro British Girl l’ha notato:
“Mamma, ti ricordi anno scorso, quella giostra grande grande che girava velocissima?”
Si, amore, la ricordo la giostra di Southwark, anche se onestamente mi faceva pure un po’ paura…
“Anno scorso” per lei e’ la sua vita passata, quella che ormai non c’e’ piu’, rimasta lontana nel suo tempo dilatato di bambina. Eppure era ieri.
Io un po’ di strizzone al cuore ce l’ho, quando mi dice cosi’.
Non e’ l’immobilismo delle montagne intorno, a dare questo senso di staticita’. E’ proprio il contesto culturale della citta’, un po’ chiuso in se’ stesso e nel proprio fiero regionalismo. A me un po’ sta stretta, questa cosa, anche se amo le montagne e la natura. Ma in fondo ho scelto io di venire tra i monti, invece di ritrovarmi in una tra le citta’ piu’ care d’Europa a fare i salti mortali come quando si stava oltremanica. Zurigo e’ bella, vivace, internazionale, carissima, sicuramente ben organizzata, ma rimane pur sempre una citta’ di dimensioni discretamente grandi per la Svizzera.
Non e’ male mettersi in macchina, ogni tanto, il fine settimana, e dirigersi verso Zurigo, a cercare un po’ di vita e di internazionalita’. In fondo ci vogliono solo 45 minuti (anche se in treno molti di piu’). Ti rianima, ravviva, rinfresca, riaccende quella fiammella che, per chi ha vissuto a Londra, e’ impossibile dimenticare. Cerchero’ di tenerla viva, guidando ogni tanto verso Zurigo. O altrove.
Soprattutto quella della piccola Micro, in modo che possa beneficiare di entrambi i vantaggi: una citta’ a dimensione d’uomo, e la vibrazione culturale di un mondo completamente diverso a portata di mano.
Tutto sommato e’ un buon compromesso.

Fine della riflessione.

Bistro childfriendly a Zurigo

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12 Comments
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    Désirée Pedrinelli

    17 Dicembre 2013 at 19:38 Rispondi

    sempre belle e stimolanti le tue riflessioni

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    Mamma Orsa Curiosona Stefania

    17 Dicembre 2013 at 22:27 Rispondi

    Da abitante di un piccolo paesino di provincia spesso mi chiedo se non stia togliendo delle “opportunità” alle mie bimbe. La risposta non ce l’ho. Penso solo che sicuramente sto dando loro delle opportunità. Lo dici tu stessa, la montagna, l’aria pulita, uno stile di vita non frenetico. Poi quando saranno grandi, decideranno loro! 🙂

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      Mammadesign

      18 Dicembre 2013 at 11:02 Rispondi

      Come dicevo poco sotto, ogni scelta ha il rovescio della medaglia; credo tuttavia che siamo noi genitori a dover dare loro gli stimoli giusti.
      La risposta nonc e l’ho nemmeno io: lo scopriremo solo strada facendo…

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    viaggi e baci

    18 Dicembre 2013 at 0:21 Rispondi

    Io ho scelto di lasciare Milano e una possibile carriera di giornalista x venire a vivere a Marostica e aprire un’attivitá mia e da quando sono mamma penso che è stata una delle scelte migliori della mia vita. Qui mio figlio gioca tutti i gg all’aria aperta, vede quotidianamente animali e insetti, si muove in bici x le strade e sta iniziando anche ad uscire da solo: cose che un bimbo della sua etá -7 anni – che vive in cittá non fará mai in tutta la sua vita. X me è una gran regalo che gli sto facendo, insieme a tutti i viaggi in giro per il mondo (in grandi metropoli e in paesi africani) e penso che un domani, quando se ne andrá e sognerá di vivere a Londra come ho fatto io x anni, in fondo in fondo mi ringrazierá: perchè avrá avuto un’infanzia a misura di bambino …
    Fine della mia riflessione, che spero porti un po’ di “ottimismo” nei tuoi momenti difficili <3

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      Mammadesign

      18 Dicembre 2013 at 10:58 Rispondi

      Mi chiedo tutti i giorni se sia stata la scelta giusta, Monica, perche’ il rischio di rimanere “invischiati” nel provincialismo e’ grande….e mi faccio domande sul suo futuro… La tua riflessione mi da un po’ di forza, grazie al cielo, e mi fa capire che l’input, ai figli, non glielo da soltanto la societa’ in cui viviamo ma anche i genitori e le esperienze. Lei ha gia’ il vantaggio di aver visto tanti posti, di aver assaporato la varieta’ della vita, e spero che questo le rimarra’ dentro come una stella polare.
      Un abbraccio a te

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    MammaInOriente

    18 Dicembre 2013 at 7:29 Rispondi

    E’ da un po’ che non passavo e mi fa piacere scoprire che, tutto sommato, ti sei ambientata bene. Soprattutto spero che anche la tua piccolina continui ad integrarsi sempre di più nel nuovo asilo. Anche a me si stringe sempre il cuore quando mio figlio mi dice a volte ancora che vorrebbe essere in Italia…

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      Mammadesign

      18 Dicembre 2013 at 10:59 Rispondi

      Te lo dice ancora?
      Sai che devo ancora capire se sia una proiezione nostra su di loro oppure se venga proprio da loro, questa cosa?
      In bocca al lupo anche a voi! E grazie!

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    Mimma Zizzo

    18 Dicembre 2013 at 8:35 Rispondi

    Posso essere sincera ? A me leggendoti e’ mancato l’ossigeno. La tua dimensione e’ il sogno del marito. Io da sempre più cittadina e marinara. Le montagne belle ma solo per vacanza. Forse per qs sono riuscita ad integrarmi a Kuwait . Ma capisco le tue motivazione sono giustissime. E poi chissà un giorno potrei finirci anche io. Comunque mi sembra un bel piano avere a 45 minuti Zurigo . Noi se vogliamo cambiare aria e ti assicuro che l’esigenze viene dobbiamo prendere aereo. Perché siamo vicini solo all’Iraq e all’ariabia saudita . Off limits tra l’altro

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      Mammadesign

      18 Dicembre 2013 at 11:01 Rispondi

      Si, hai ragione: e’ il sogno del marito, piu’ che il mio. Ma avere un marito felice e appagato non e’ forse importante?

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      Anonymous

      18 Dicembre 2013 at 12:24 Rispondi

      ciao, io penso che dobbiate essere felici ed appagati entrambi.
      Mia Mamma x per realizzare il sogno di mio padre si è trasferita a vivere in campagna (unica casa in mezzo al bosco ed il paese che dista meno di 2 km) abbandonando il centro città. Sembra un cambiamento da poco ma sono passati 15 anni e lei non si è ancora abituata a dover usare la macchina per tutto ed essere isolata.
      Magari per te è diverso ma leggendo i tuoi post colgo sempre una velata malinconia.
      Ti abbraccio, Claudia

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      Mammadesign

      18 Dicembre 2013 at 15:57 Rispondi

      Claudia, ti ringrazio, se la leggi, la velata malinconia, evidentemente c’e’. Ma non e’ detto che qui io non mi sentiro’ altrettanto appagata. Forse sono ancora in mezzo al cambiamento, forse non ho ancora digerito il fatto di aver abbandonato una delle citta’ che, ad un architetto, offre piu’ possibilita’ al mondo. Forse mi e’ mancato il fatto di non aver avuto una possibilita’ professionale a Londra perche’ per l’appunto e’ coinciso con il momento in cui e’ nata la nostra famiglia. Ma e’ anche vero che ho amici architetti i quali, dopo 5-6 anni di lavoro londinese ne hanno le tasche piene, quindi onestamente non so cosa sia meglio…
      Anche io ritengo che in una coppia si debba essere appagati entrambi, e mi auguro che, qualunque cosa succedera’ in futuro, potremo trovare il giusto equilibrio per tutti.
      Grazie dell’abbraccio

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