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Babyloss awarness day 2015. Vorrei ringraziarti.

Per te. Grazie di essere passato nella mia vita.

Per te. Per tutti.

 

Oggi è il 15 ottobre, giornata mondiale della consapevolezza sulla morte perinatale (babyloss awarness day 2015).
Oggi è anche uno dei giorni in cui la memoria di un amore non compiuto, rimasto nell’aria a volteggiare per l’eternità, irrompe come un fiume in piena a riportare a galla la consapevolezza di quel che poteva essere e non è stato, il ricordo di qualcuno che, per me, è stato invece così reale da perdere il fiato al solo ricordo.
E sono felice. Felice di avere quel ricordo nella mia vita, felice di aver conosciuto, ancora una volta, l’amore incondizionato che solo la maternità (anche se una maternità interrotta precocemente) può darti, felice di avere un angioletto in cielo che prima o poi incontrerò di nuovo. Un angioletto la cui presenza impalpabile mi accompagna ormai ogni giorno della vita. Con calore. Riportandomi a cio’ che conta.

Avrei voluto scrivere una lettera, a quel bambino, qualche tempo fa.
Non l’ho fatto per due motivi:
1. E’ una cosa troppo personale per essere raccontata su un blog.
2. Essendo ad alto concentrato di zuccheri, avrebbe potuto non essere accolta con la dovuta cutela.
Così mi ritrovo, oggi, a scrivere dei motivi per cui non ho più raccontato su queste pagine le emozioni di una donna che ha avuto un aborto spontaneo. Non quelle immediatamente successive, facilmente intuibili, e che ho iniziato a raccontare finche’ sono riuscita, ma quelle dei mesi successivi passati nel silenzio.

Un anno e mezzo fa perdevo il mio fagiolino.

“Alza la testa e ricomincia”, “Potete sempre riprovarci”, “Ci vuole tempo”, “Adesso non devi pensarci”, e tante belle altre frasi con le quali chi mi era vicino ha cercato di mostrarmi il suo affetto e la sua comprensione.
Oggi, dopo un anno e mezzo, confermo che il tempo per superare questa prova è necessario, e che è (sarebbe) fondamentale non solo quello, ma anche il poter dire con tranquillità a chi ti circonda “sto ancora male” senza essere giudicati deboli, depressi, o semplicemente persone che non sanno riprendersi dalle batoste della vita.
Ho smesso di raccontare un po’ per la mia sopravvivenza emotiva (il non essere giudicati in quella delicata fase è importante tanto quanto l’elaborazione del lutto), un po’ perché anche parlare sempre e solo della stessa cosa annoia e allontana le persone, un po’ (molto) perché arriva il momento in cui il silenzio è necessario per te, per poter rielaborare il tutto e procedere veramente.

Ma il silenzio assoluto fa male, e parlarne con le persone giuste (professionisti del lutto perinatale, associazioni quali in Italia Ciaolapo – portata avanti con tanta energia da Claudia Ravaldi -, con il partner, con amici che realmente possono davvero solo ascoltare lasciando da parte il giudizio) è assolutamente fon-da-men-ta-le.

Io oggi ho due figli: una in terra, uno in cielo. Perché superare non vuol dire dimenticare.
Se anche decidessi di avere un altro figlio so che non sarebbe mai lo stesso. Non sarebbe lui.
Lo so che è un concetto difficile da capire, per chi non l’ha passato.
Molte donne, dopo un’esperienza del genere cercano subito una gravidanza. Succede. Succede perché dopo l’esperienza della morte (non solo quella perinatale, ma nel caso di un qualsiasi lutto), il desiderio di accarezzare di nuovo la vita sia talmente forte da portarci subito a cercarla, nell’unico modo che conosciamo: l’amore. A maggior ragione quando la morte l’abbiamo portata dentro. Ma non è così che si supera il lutto, anche se a volte può aiutare. Perché chi arriva non è mai chi se n’è andato.

Il lutto lo superi con il ricordo.

Personalmente, ho imparato da Claudia (Ciaolapo) a ricordare e ad andare avanti col sorriso.

Oggi vorrei dire GRAZIE a quel fagiolino che è entrato nella mia vita, a Claudia, per il suo impegno e le sue azioni, che valgono più di mille discorsi, alle tante tantissime donne che lo hanno passato e che non hanno (più) paura di parlare. Perché hanno capito quanto sia importante non chiudersi nel silenzio di un mondo che non può/non vuole capire.

Scrivo questo post, portando la mia semplice esperienza, simile e diversa a quella di centinaia di migliaia di altre donne, nella giornata mondiale della consapevolezza sulla morte perinatale (babyloss awarness day), per ricordare l’importanza della sensibilizzazione e per e dare il mio piccolo contributo al sostegno di quelle associazioni che si occupano di supporto alla donna e alla famiglia in momenti tanto particolari quali il lutto perinatale.

Che poi, altro non è che il sostegno alla vita.

Perdonatemi il silenzio.

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