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Quando la casa inizia a starti stretta

 

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Eddi’s House, by Eduard Suzuki Associates, 2002.

 

Quando la tua casa inizia a starti stretta (anche se vivi in un 200 metri quadri), quando ti prende la voglia di rivoluzionare qualcosa intorno a te, quando non ti riconosci più in ciò che ti circonda ed inizi a desiderare di vivere in uno spazio diverso, la tua interiorità ti sta mandando un segnale.

A quanti di noi succede, periodicamente, nel corso degli anni?

Se non c’è alcuna ragione valida per cambiare casa (ricordiamoci che fare un trasloco non è proprio una passeggiata! :D), tipo avvicinarsi alla scuola dove vuoi mandare i tuoi figli, all’abitazione dei tuoi genitori che invecchiano, o un cambio repentino del posto di lavoro, o la necessità/desiderio di acquistare per sentirti più stabile, o qualunque altra ragione “pratica” che possa giustificare un tal genere di cambiamento, di solito metti a tacere quella vocina interiore – che di solito ti sembra assurda, perché occuparsi di piccolezze del genere quando hai un sacco di altre cose da fare ti sembra assolutamente una perdita di tempo – e vai avanti.

Altre volte quella voce si presenta sotto forma di altre esigenze: i bambini crescono e c’è bisogno di una riorganizzazione degli spazi casalinghi, hai voglia di cambiare la cucina perché è vecchia e non funziona più bene o hai bisogno di qualche cassetto o sportello in più,  o quel colore ti ha stancata, o hai voglia di cambiare il divano del soggiorno o, o, o… Tanti pensieri che si accavallano, un’inquietudine di fondo che non riesci a mettere a tacere e che si ripresenta in modi diversi, periodicamente.

Ultimamente, ad esempio, il mio home-office, che si trasforma all’occorrenza in camera per gli ospiti, mi dà la sensazione di diventare sempre più il deposito di casa (o la stanza degli orrori); perché in effetti non è solo il “mio” spazio, ma anche quello di mio marito (dove teniamo i documenti di casa), di mia figlia  – che spinta dalla curiosità  e da chissà cos’altro fa sparire dalla mia scrivania matite, gomme, pennarelli Pantone, fogli e quant’altro -, di tutti quegli oggetti che nessuno sa dove mettere e che finiscono nel luogo della casa meno vissuto [dagli altri].

Ma non è solo quella stanza a darmi questo lieve senso di insoddisfazione: è tutta la casa. Eppure mi piace, ci sto bene, è sufficientemente grande ed ha una vista meravigliosa che mi ripaga di tutti gli altri piccoli o grandi difetti che può avere. Allora, che cos’è?

Parlavo proprio l’altro giorno con un’amica, la quale mi diceva che anche lei prova in questo momento la stessa sensazione, benché non ne abbia nessuna ragione particolare. Questo mi ha spinto a riflettere.

Non è solo una questione di spazi e di necessità pratiche (ma anche, come nel mio caso). Il desiderio di cambiamento degli spazi intorno a noi nasce da sentimenti profondi, di insoddisfazione, di noia, di bisogni inespressi, di direzioni da prendere, di necessità di cambiamento. Così iniziamo a pensare a quella parete che vorremmo diversa, a quel mobile che vorremmo cambiare, alle piccole imperfezioni di casa che vorremmo eliminare. Improvvisamente, qualcosa ci va stretto. È naturale,  è così che deve essere: il genere umano non è strutturato per star fermo, ma per “espandersi”; per crescere, camminare, superare i propri limiti, conquistare nuove frontiere (non solo fisiche eh? Non fraintendetemi! 😉 ), andare verso il progresso, andare “oltre” le barriere che si trova di fronte. Il cambiamento è la condizione fondamentale dell’esistenza, non la stasi. Quindi quella vocina interiore che talvolta sentiamo  non va messa a tacere, ma va ascoltata.

“Ora non ho tempo”;

“Ma è stupido perdesi dietro queste banalità adesso, ho altro da fare”;

“Lo farò quando avrò i soldi”;

“Ora non è il momento giusto”.

Quante sono le giustificazioni che ci diamo per non ascoltare quella voce?

Intendiamoci, ascoltarla non significa ubbidirle ciecamente appena si fa sentire e rivoluzionare la nostra vita (e magari quella di tutta la famiglia) per una semplice parete di casa che ci ha annoiato. Ascoltarla significa mettersi in sintonia con essa, con ciò che intende dirci  nel profondo (che di solito va oltre le mere esigenze spaziali e fisiche), per trarre le nostre considerazioni e passare all’opera in maniera pro-attiva.

Faccio un esempio pratico: ho voglia di rivoluzionare la cucina. Domanda alla quale rispondere: cosa significa per me la cucina? E’ il luogo della casa dove passo più tempo? È forse il desiderio di riunire la famiglia attorno al focolare domestico, di godere maggiormente delle piccole gioie della vita, di quelle vere che ci riempiono l’anima? È la voglia di avere un’alimentazione più sana e più variata?

 

Cosa fare?

 

Per placare quell’ansia di rinnovamento e quel desiderio improvviso di cambiamento che sappiamo già, in alcuni casi, non poter  soddisfare in tempi brevi, abbiamo altri strumenti a nostra disposizione, oltre che ascoltare la vocina e passare all’azione se ne abbiamo la possibilità, il tempo eccetera. Personalmente, ho la mia strategia:

  1. Fare ordine nella zona interessata. Riordinare ed eliminare mi aiuta a  mettere a posto le idee, a ripulire quella zona dall’ingombro in eccesso, per cercare la vera natura di quello che sto facendo e di quel “luogo”, di quella zona della casa e di me stessa (secondo il feng-shui ad ogni zona della casa corrisponde un organo del nostro corpo e di conseguenza un aspetto della nostra vita; “smuovendo” le energie in quella zona si aiuta l’energia – e dell’organo collegato, dell’aspetto della nostra vita “bloccato” – a fluire con più  facilità). Io la prendo come una sorta di meditazione, insomma, che mi rimette in contatto con la zona della casa che corrisponde al mio bisogno (e quindi con il bisogno stesso).
  2. Buttare ciò che è inutile, che non mi  è servito e non mi servirà mai, per lasciare che sia lo spazio a “parlare” e a dirmi quello che vuole dirmi. Lasciare l’essenziale, il resto arriverà da sé  quando dovrà arrivare.
  3. Una volta fatto spazio, una volta ripulito il tutto dalle interferenze, immaginare  il risultato finale, visualizzarlo, per poter capire effettivamente a quale bisogno interiore profondo corrisponde e cosa vorrei realizzare (a questo punto le energie sottili saranno già state smosse, ed è più  facile ascoltarsi).
  4. Iniziare da piccole modifiche, per avviare il cambiamento; il resto verrà da sé, in un flusso inarrestabile cha da qui ha inizio.

A me fa già  bene eseguire questi passaggi, per riuscire a far affiorare il bisogno ed iniziare ad agire.

Non lasciare inascoltato l’istinto è il regalo più grande che possiamo fare a noi stessi.

Dopo questo esercizio, che sono sicura ti rimetterà in contatto con qualcosa cui non vevi prestato attenzione, puoi pensare a cambiamenti più consistenti, con calma e serenità. Vedere la tua vita con più chiarezza, modificare gli spazi di casa in modo che corrispondano a ciò che senti, che intendi fare, che vuoi realizzare, e – se necessario – chiamare l’architetto per una consulenza. 😉

Una volta che avrai dato la giusta attenzione a quella parte inascoltata, e smosso le energie, anche la tua vita inizierà a cambiare.

 

Le stanze della nostra vita

 

Chiudo questo post con le parole del musicista Ezio Bosso, che abbiamo avuto il piacere di vedere e sentire al Festival di Sanremo o che hai sicuramente incontrato nel tamtam mediatico immediatemente seguito, e con le sue riflessioni sul concetto di “stanza” per il lancio del suo album “The 12th room”:

«Stanza significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. […] Ho dovuto percorrere stanze immaginarie per necessità. Perché nella vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. […] Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incusiosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Mi ha fatto cercare il significato di stanza e mi ha fatto incontrare storie di stanze. E delle stanze dentro al lavoro degli uomini. […] Quasi tutte le creazioni dell’uomo avvengono in una stanza. Che la vita quindi non è un tempo, ma uno spazio. Infinito. E mi ha fatto ridisegnare il concetto di stanza. […] E così ho imparato a inventare stanze da percorrere e mi ha dato la possibilità di scrivere queste 12 stanze nascoste, di costruirle.»

 

 

 

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5 Comments
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    Veronica

    25 Febbraio 2016at17:13 Rispondi

    Cara Dalia,
    Anch’io mi trovo proprio in una situazione del genere.
    Anch’io ho la camera ufficio degli orrori e tra pochissimo, ma dopo molto tempo e casini vari, diventerà cameretta della figlia. In famiglia cambieranno tante cose, a comincia dal fatto che i bambini non saranno più i fratellini che dormono insieme.
    E io sarò una mamma di figli ufficialmente più grandi.

    Quanto ai passaggi della vita, ci sono in mezzo fino al midollo. A volte mi sento molto triste a volte va tutto a meraviglia. Mi piacerebbe avere un’amica come te a Milano.

    • Dalia

      Dalia

      25 Febbraio 2016at18:07 Rispondi

      Cara Veronica, mi hai commossa!
      Sara’ il fatto che passiamo le stesse “fasi” ( l’eta’? 😀 ), o forse la sensibilita’ piuttosto vicina, chi lo sa…
      Anche io qua sento la mancanza di tante cose, a partire dalle amiche che sento vicine ma che abitano lontane. Degli “up and down” di questi momenti di cambiamento, poi, non ne parliamo! E quanto ai figli che diventano grandi, mi sa che dovremo abituarci! (nonche’ trovare soluzioni alternative per noi) 😉
      Per quanto riguarda le loro camerette non so se hai mai letto questo mio post di qualche tempo fa per Donna Moderna Bambino: http://bambino.donnamoderna.com/bambini-7-14/arredare-la-camera-dell-adolescente/
      Credo che tra poco potro’ scriverne ancora piu’ approfonditamente! 😀
      Se hai bisogno, in ogni caso, son qua, online [e per un caffe’ a quando passero’ da Milano]. Un abbraccio, D.

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    Veronica

    25 Febbraio 2016at18:28 Rispondi

    Certo che li bevo volentieri un caffè con te se passi a Milano! Grazie

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    Sabrina Morelli

    26 Febbraio 2016at10:08 Rispondi

    ciao Dalia..
    a me periodicamente prende la voglia di “buttare tutto”!
    un po’ di traslochi negli ultimi dieci anni li ho fatti
    e la nota positiva di un trasloco è proprio ELIMINARE il superfluo
    (che, almeno a casa nostra, non manca mai !) vorrei vivere con nulla o quasi. al momento non ce l ‘ho ancora fatta…
    un saluto da St.Moritz!
    Sabri

    • Dalia

      Dalia

      26 Febbraio 2016at14:07 Rispondi

      Buttare fa bene, talvolta. Aiuta a tenere la mente e gli spazi sgombri. Anche se “vivere con nulla” mi pare un po’ più difficilotto!
      Un saluto a te!

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