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Brutalist playground: l’area gioco brutalista rivive al Vitra Museum.

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Dopo tre anni che cercavo di convincere la famiglia a fare un salto al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, a solo un paio d’ore d’auto da qui, ho trovato finalmente l’occasione giusta: il celebre museo del design ha portato al suo interno una mostra interattiva che ripropone in chiave contemporanea l’area gioco dell’edilizia brutalista, The brutalist playground.

 

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Il progetto della brutalist playground, commissionato per la prima volta dal RIBA nel 2015 ed allestita nei suoi spazi, è del collettivo londinese Assemble (che ha vinto a sorpresa il prestigioso Turner Prize nello stesso anno) in collaborazione con l’artista Simon Terrill.

Partendo da un’approfondita ricerca negli archivi del Royal Institute of British Architect’s (RIBA) la mostra intende riportare all’attenzione e alla sensibilizzazione internazionale gli interventi di edilizia sociale dell’architettura brutalista britannica, oggi a rischio demolizione o abbandonati a causa del loro stato di degrado.

 

 

Ma cos’è il brutalismo?

 

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Churchill Gardens Estate, Pimlico, 1978. Credits: Ph. John Donat, RIBA Library, Photographs Collection.

 

Il brutalismo è un movimento architettonico nato intorno agli anni ’50 del secolo scorso, poi diffusosi negli anni ’60 e ’70 soprattutto in Inghilterra (new brutalism). Il nome deriva da béton brut, com’è chiamato in francese il calcestruzzo armato lasciato a vista, che caratterizza la nuova era a partire dall’Unité d’habitation di le Corbousier di Marsiglia (1948-’53).

Furono gli architetti inglesi Smithson e Gill a parlare per la prima volta di brutualismo, ma il termine entrò nel vocabolario comune soltanto nel 1955 grazie al critico inglese Reyner Banham e al manifesto della nuova corrente che, a partire dagli anni ’60 in poi, trovò larga diffusione in tutta Europa.

Caratteristica principale di questa corrente è proprio l’uso del cemento armato a vista, utilizzato a sottolineare le forme pure dei volumi architettonici e delle strutture.

Nel secondo dopoguerra, sulla scia del Modernismo, si era diffusa l’idea che l’architettura potesse risolvere i problemi delle classi più svantaggiate. Fu così che venne intrapresa, in Inghilterra, la costruzione di molti di quei complessi residenziali brutalisti cui l’installazione di Assemble-Terril si ispira. I Brunel Estate di Paddington, i Brownfield Estate di Poplar, i Churchill Gardens di Pimlico, i Park Hill Estate di Sheffield, sono tutti effetto di quest’idea, assieme all’esplosione incredibile di popolazione degli anni Sessanta.

Edifici brutalisti sopravvissuti al degrado (solo per dare un’idea) sono il Barbican Centre o il Royal National Theatre a Londra, o in Italia la Torre Velasca del gruppo BBPR (1956-58) e l’Istituto Marchiondi di Vittoriano Viganò (1957) a Milano, la Chiesa dell’Autostrada di Michelucci a Firenze (1964).

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Proprio alle aree gioco dei grandi complessi residenziali di social housing inglesi s’ispira l’installazione The Brutalist Playground, approdata ora al Vitra Museum, che mette in scena alcuni elementi ricavati dai disegni e dalle fotografie dell’archivio RIBA e le reinterpreta in chiave contemporanea attraverso l’uso di materiali e colori diversi.

 

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Le aree gioco dei social housing del dopoguerra erano costruite in cemento armato e composte di forme pure, scultoree, definite, da limpide combinazioni di pieni e di vuoti. Lì, secondo le teorie dell’epoca, il bambino poteva avere libertà di movimento e d’immaginazione. Gli elementi riprodotti sono ricostruiti dai disegni dei suddetti estates, ma il materiale utilizzato per l’installazione è la schuma poliuretanica, per rendere “soffici” le cadute (un’area gioco in cemento armato oggi non è concepibile!), mentre i colori scelti (primari, molto amati dai bambini) riproducono visivamente l’effetto del cemento.

 

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Alle pareti sono proiettate le fotografie dei luoghi originali, cosicché sia il fruitore che l’osservatore possano partecipare interattivamente all’installazione.

Molti degli elementi riprodotti sono tratti dal complesso edilizio di Balfron Tower, uno dei pochi dell’epoca rimasti ancora in piedi, mentre il grande disco circolare (5 metri) ed i blocchi esagonali sono ricostruzioni tratte dai Churchill Gardens Estate di Pimlico.

 

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I bambini si sono divertiti un sacco, ed io ho visto rivivere un periodo storico dell’architettura rivisitato in chiave contemporanea e divertente! Nel complesso, una bella installazione che consiglio di visitare con i piccoli, se siete amanti dell’archietttura e del design.

Alla Gallery del Vitra Museum di Weil am Rhein (Germania), fino al 16 aprile 2017.

 

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