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Vorrei un paese a misura di bambino

Vorrei un’Italia a misura di bambino.
Vorrei vedere che qualcosa si muove, in direzioni nuove ed emozionanti, in fantastiche avventure ed eccitanti scoperte. È il segreto del progresso, in fondo.
I bambini sono il progresso.
I bambini sono il futuro.
I nostri figli sono gli adulti di domani, sono quelli che porteranno avanti il paese, quelli che hanno bisogno di stimoli culturali tali da far uscire l’Italia dal buco della consuetudine mentale nella quale da troppo tempo si ritrova immersa.

L’ambiente in cui cresce un bimbo ha la sua importanza, nella sua formazione emotiva, sociale, culturale.

Nella sua predisposizione mentale anche, nel suo modo di reagire agli stimoli esterni, nella sua capacità di reazione positiva, creativa e costruttiva.
Il mondo sarebbe migliore, se si dedicasse al dettaglio dell’ambiente che circonda il bambino la stessa attenzione che si cerca di dedicare al suo sviluppo psichico (e anche lì ho seriamente in miei dubbi, che in Italia la politica non penalizzi le scuole con la mancanza di formazione continua del personale).
Mi dicono che mancano i soldi.
Ma non è  una questione di soldi. E’ una questione di impostazione.
Si può fare tanto, anche con pochi soldi. L’importante è affidarsi a professionisti seri e preparati, pronti ad affrontare le difficoltà per venire incontro alle necessità di tutti.

Si inizia a parlare tanto di design per bambini, campo che cresce alla velocità della luce, da noi e nel mondo. Perché in Italia, si sa, il design la fa da padrone. Ed è fantastico quello che i designer stanno tirando fuori dalle loro menti creative, per favorire e divertire i più piccoli!
Ma non si tratta soltanto di estetica, di buon gusto, di forma. Un oggetto, un gioco,  un arredo, pensato diversamente dai canoni passati può portare alla modifica di abitudini consolidate; può unire piu’ funzioni in una sola e agevolare la vita di genitori, educatori e bambini; può influire, in maniera diversa dal solito, sullo sviluppo fisico, psichico, ed emotivo del bambino.
E quindi è  anche, e soprattutto, una questione educativa (e il bello è  che non sto parlando soltanto dei bambini, ma anche di tutte le figure che li circondano, a partire dagli insegnanti).

Stessa cosa per gli ambienti in cui il piccolo vive, cresce, sviluppa le proprie capacità .
In Inghilterra (ma anche qui in Svizzera) gli asili sono ambienti colorati, allegri, stimolanti. Studiati per loro e con loro, ascoltando insegnanti, istituzioni, genitori, pedagogisti, educatori di ogni genere. L’architetto o l’interior designer che si occupa di spazi per bambini, oltre ad avere una solida conoscenza delle necessità spaziali, deve essere in grado di lavorare in team con i futuri fruitori di quell’ambiente. Deve sapere che un colore, il modo in cui è organizzato uno spazio, la suddivisione degli ambienti e delle funzioni, le forme e le dimensioni degli arredi, hanno una forte influenza sul bambino.
L’insieme di tutti questi elementi, che solo un professionista preparato può mettere insieme, si conclude con la creazione dell’ambiente.

Sono un po’ arrabbiata con l’Italia, che solo recentemente sta “ricevendo” qualche input dall’estero riguardo alla cultura childfriendly. Siamo ben lontani, però!
A Londra ristoranti, studi medici, pronti soccorsi pediatrici, biblioteche, negozi, strutture museali, culturali, e perfino chiese hanno l’angolo-gioco per i divertimento del bambino! Per non parlare dei parchi gioco (playgrounds) e delle ludoteche (o playrooms, che dir si voglia).
La mia non vuole essere un’esaltazione esterofila, tutt’altro. Vuole essere uno stimolo a fare di più, a fare meglio, a coinvolgere capitali privati, a non portare avanti le cose “abborracciate” all’italiana ma a creare una cultura del bambino e della famiglia fondata sullo studio approfondito delle necessità umane.
Sono un po’ arrabbiata, anche, con la leggerezza con cui la materia viene trattata.
Ripeto, non è una questione solo decorativa ed estetica (anche se molti professionisti la affrontano in tal modo), ma è anche, e soprattutto, una questione sociale e culturale, se vogliamo portare l’Italia fuori dall’impasse e renderla un paese all’avanguardia.

Vi lascio con qualche progetto interessante.

Asilo in Norvegia 

Architetti: 70°N arkitektur, 2006-2008.
Foto: Ivan Brodey

 

 

 

 

 

 

Kid’s Republic, libreria a Pechino 

Architetto: Keiichiro Sako – SAKO architects.
Foto: Minoru Iwasaki.

 

 

 

 

 

Phill, ristorante a Bucarest

Architetti: Nuca Studio
Fotografie: Cosmin Dragomir

 

 

 

 

 

 

 

Utrecht (Olanda), ludoteca realizzata all’interno di un parco pubblico, 2009 (Anansi playground building)

Architetti: Mulders Vandenberk architecten
Foto: Wim Hanenberg, Roel Backaert

 

 

 

 

 

 

Potrei trovare altri mille esempi, ma con queste immagini spero sia chiaro ciò che intendevo dire.

Leggi anche alcune delle nostre esperienze inglesi (e non) con foto ed immagini di come è recepita la cultura childfriendly:
Science museum,, London
Di estate londinese e di riflessioni culturali
Petali come neve
Maria Nepomuceno alla Turner Contemporary di Margate 
Dalla metropoli alla provincia
Cambiamenti

 

 

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7 Comments
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    Lauryn

    14 Gennaio 2014 at 21:37 Rispondi

    bellissimi e coloratissimi!! al centro medico sant’agostino di milano c’è l’angolo bimbi: bastano due sedioline colorate ikea e qualche gioco per stampare un sorriso anche sulla faccia dei più grandi.
    ps questi esempi sono favolosi!!

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      Mammadesign

      15 Gennaio 2014 at 19:06 Rispondi

      Infatti, come dicevo nel post, non c’e’ bisogno di un investimento grande (anche se quello fa il suo effetto!), ma e’ sufficiente qualche dettaglio ben studiato

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    Mirtilla

    14 Gennaio 2014 at 22:24 Rispondi

    bellissimi,ma cosi rari..

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    Francesca

    15 Gennaio 2014 at 15:58 Rispondi

    Che maraviglia! Qui a Roma qualcosa si sta muovendo almeno per quanto riguarda gli spazi interni e le biblioteche. Per icone sono tenuti i archi cittadini meglio stendere un velo pietoso:-((

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      Mammadesign

      15 Gennaio 2014 at 19:09 Rispondi

      Il problema di Roma (ma in genere di tutt l’Italia) sono i vincoli urbanistici a protezione del tessuto storico. Negli interni si, si puo’ fare di piu’, pero’ molte volte sono arrangiati alla meno peggio, e non studiati ad hoc. Purtroppo.

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    Mamma Avvocato

    15 Gennaio 2014 at 16:01 Rispondi

    Senza arrivare a somigliare a quello norvegese (che a me pare un po’ freddo), l’asilo di mio figlio in Italia e’ colorato e funzionale, così come lo sono gli spazi dedicati ai bimbi nelle molte biblioteche dei paesini vicini…peccato che non ci sia altrettanto attenzione ai bimbi in ristoranti, altri edifici pubblici &c0., come giustamente hai scritto

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      Mammadesign

      15 Gennaio 2014 at 19:07 Rispondi

      Infatti anche da noi in Italia qualcosa si muove, ma da qui alla diffusione su larga scala c’e’ un bel passo da fare! Si tratta proprio di cambiare la mentalita’, come dicevo…

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