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Crescere un figlio è misurarti con le tue debolezze

Ore 8.00 di mattina, mi aspetto una normale visita medica di controllo, alla scuola di Micro.
In realta’ scopro che si tratta della visita pre-scolastica, di una sorta di check generale del suo grado di sviluppo motorio, verbale, linguistico, mentale, psichico, emotivo e quant’altro, prima dell’ingresso alle elementari.
La visita dura una mezz’ora buona, e la dottoressa parla con lei in svizzero tedesco.
La mia bambina mi stupisce: le risponde, con un po’ di timidezza, ma correttamente.
Penso che le sta mettendo addosso una tensione notevole: sembra un’interrogazione delle medie, ed io so che lei ancora non padroneggia la lingua. Almeno non abbastanza per sentirsi sicura e a suo agio.
E’ bravissima.
Io taccio, ed osservo, davanti a loro.
In certi momenti vorrei aiutarla, ma so che non devo intervenire, per il suo bene.
Tra parentesi, io stessa ho grande difficolta’ a capire le domande che le fa la dottoressa.
Solo una volta mi scappa la domanda, vedendola in difficolta’ (che poi e’ buffo, ma una mamma e’ in grado di cogliere qualunque infinitesimale segnale del corpo dei suoi figli): “hai capito cosa ti ha chiesto?”.
Devo essere una mamma tremenda. Credo che tutte le sue maestre mi odino, o che mi ritengano una mamma esageratamente protettiva ed eccessivamente chioccia! Ma pretendono da lei quello che pretendono dagli altri bambini svizzeri, e cosi’ sara’ anche a scuola. Ed io mi sento morire.
Lei, intanto, va avanti. Da brava.
Poi, ad un certo punto, per una banalita’, scoppia la crisi di pinto, sintomo di tutta la tensione e la paura che aveva in realta’ addosso.


Responso:
“Sua figlia e’ perfetta, come sviluppo (lo so). Certo, il linguaggio e’ ancora immaturo, bisogna lavorare su quello (lo faro’, sicuramente; devo solo trovare il modo). E sull’emotivita’ (azzzzzz….. Ma si rende conto della difficolta’ di mia figlia, che ha cambiato ambiente, scuola, amici, lingua, certezze, tutto…?).

Ed io penso che vorrei che per lei fosse tutto facile e lineare; penso che se fosse cresciuta in Italia, con la famiglia vicino e gli amici di mamma e papa’, avrebbe avuto molte piu’ occasioni per crescere in maniera equilibrata e tranquilla, piu’ occasioni di confronto sociale, piu’ stimoli (per certi versi; meno, magari, per altri), invece di venir su praticamente attaccata alla gonna della mamma, sempre io e lei, lei e io, io e lei…
Si, l’ho un po’ iper-protetta, a Londra, pensando che aveva me e soltanto me. Pensando che era esposta a maggiori difficolta’ rispetto ad un nativo inglese (anche solo la doppia lingua, o il diverso approccio culturale e comportamentale tra la famiglia d’origine e la mentalita’ locale).
E ho rivisto tutta la nostra vita passata, in lei. Ho rivisto me, in lei. Ho rivisto il modo in cui io stessa ho affrontato il trasferimento in Inghilterra, in lei.

In questo senso crescere un figlio è anche misurarti con le tue debolezze ed i tuoi limiti. Non di genitore e basta, ma di persona. 
I figli sono il nostro specchio, nel bene e nel male.
Non perche’ sono uguali a noi, tutt’altro. Ognuno ha il proprio carattere e la propria individualita’, ma in loro rivediamo spesso, direttamente o indirettamente, certe nostre caratteristiche, alcuni nostri comportamenti e atteggiamenti nei confronti della vita, o anche soltanto il modo in cui affrontiamo la realta’, il modo in cui li abbiamo educati e cresciuti, e, dunque, anche le nostre difficolta’ e debolezze.
E’ un bene, ma il momento in cui lo realizzi non e’ che esulti di gioia.
Ma come? Questo e’il risultato del nostro percorso insieme, dell’educazione che le ho dato finora, del nostro modo di vivere? Ebbene si. E non c’e’ niente da fare. Ecco, magari si puo’ (e si deve) raddrizzare il tiro. Con loro, i figli, ma anche e prima di tutto con te stesso. Perche’ cio’ che conta e’ l’esempio. Cio’ che conta sono le giornate che passi insieme a loro, cosa fai e come lo fai.

A voi non capita di avere questi momenti?

Mi auguro di si, perche’ forse e’ proprio questo che significa crescere insieme.

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7 Comments
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    Mamma Avvocato

    11 Febbraio 2014at23:48 Rispondi

    Il fatto che ti poni questi interrogativi e ti immergi in questi riflessioni, da la misura di quanto tu sia una madre attenta. Quanto alla valutazione della dottoressa, credo che sia un po’ esagerata. Ovvio che non è la stessa cosa essersi trasferiti li dopo e l’emotività non è affatto un difetto, anzi. Forse e’ per via di questi giudizi che gli svizzeri, almeno ad un primo approccio, sono così freddi e distaccati!

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      Mammadesign

      13 Febbraio 2014at15:28 Rispondi

      Grazie, Mamma Avvocato!
      Concordo, l’emotivita’ non e’ un difetto, ma bisogna imparare a governarla! Soprattutto in certe situazioni (scuola, lavoro).
      Sono sicura che anche a scuola non avra’ diversita’ di trattamento (e penso sia giusto cosi’), quindi nonostante senta il peso delle nostre scelte, ho fiducia nelle sue possibilita’!

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    mammaspettacolare

    12 Febbraio 2014at12:29 Rispondi

    E’ un’ipotesi che in Italia non avrebbe avuto questa tensione. Da mamma che una visita medica a scuola non l’ha mai vista, e che non ha mai visto nemmeno tutta una serie di altre cose a disposizione di sua figlia, posso dirti che forse restando avresti guadagnato da qualche parte, ma perso molto di più. Soprattutto per lei.

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      Mammadesign

      13 Febbraio 2014at15:24 Rispondi

      La vita e’ sempre un perdere da qualche parte e guadagnare ad un’altra…si chiamano scelte! 😉
      Grazzie del commento!

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    ALittaM

    13 Febbraio 2014at11:20 Rispondi

    Bellissimo post. Sono felice di averti trovato nella blogosfera… anche io italiana trapiantata in Svizzera. Un saluto da Lugano.

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    ero Lucy

    14 Febbraio 2014at21:33 Rispondi

    Oh Dalia. Finalmente ne stai venendo fuori! E dopo di te anche lei 🙂

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