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Decluttering e identità digitale

Decluttering e organizzazione sono entrati prepotentemente nella mia vita.
Sto dando mano a oltre 30 anni di accumuli vari. Chissà perché, poi, uno si affeziona agli oggetti.
Il pensiero comune e predominante è “puó sempre servire”. Ma anche “è legato ad un bel periodo, perché dovrei buttarlo? E’ un bel ricordo!”, anche quando si tratta di pezzi di carta o semplici informazioni. In realtà poi, quando cerchi un’informazione, ormai la trovi sempre  altrove, senza avere nemmeno il coraggio di andare a cercare in quegli accumuli di roba.

In queste due settimane ho buttato, nell’ordine:

  • vestiti rimasti nell’armadio che non mi entrano piú a causa dei chili di troppo (totalmente inutile il pensiero “li tengo nell’attesa di rientrarci”, perché nel momento in cui quei chili saranno andati via ci sarà molto più gusto a ricomprarli nuovi e più adatti alla me attuale; vuoi mettere il gusto dello shopping?)
  • ricordi di persone a cui ho tenuto molto, ma che ormai sono uscite dalla mia vita (sembra assurdo come a volte non ricordi nemmeno più il motivo per cui le avevi tenute o ci eri così affezionata)
  • vecchie riviste sulla gravidanza e la maternità datate 2007-2008-2009 (che cacchio cosa le tengo a fare? le ho già lette e poi ormai so come funziona! Il fatto che quello è stato uno dei periodi piú belli  della mia vita, finché la Micro British Girl non è andata alla nursery, rimane dentro di me e non ha bisogno di riviste piene di pubblicità e storie di altri; tutto spazio occupato inutilmente che posso recuperare per altre cose).

 

 

Ho perfino trovato la lettera con le informazioni che avevamo spedito assieme all’invito del matrimonio con il Macroeconomista. L’ho tenuta, ma l’ho messa nel posto giusto, invece che sparsa tra le riviste. 
Così, insieme al decluttering, organizzo le cose per “compartimenti”. 
E se mi verrà la voglia di riguardarle, in futuro, saprò dove andare a cercarle.

Ma il decluttering, che per ora è rimasto relegato alla vita privata e che presto arriverà anche alle scartoffie del lavoro, sta portando ripensamenti in molti campi.

 

Identità digitale

Intanto sto rimettendo insieme la mia identità digitale.

Perché, ad esempio, su Twitter mi devo chiamare Mammadesign e devo avere come foto profilo quel fumetto (simpaticissimo! – disegnato ed elaborato all’epoca dalla bravissima Alessia Milo), anche quando intervengo a conferenze serie sulla rete o sull’architettura? Dovrei sdoppiarmi e avere due identità, forse? Una seria e professionale ed una relativa al blogging o alla maternità? Ma perché tenere separati due mondi che in fondo sono lo stesso, ovvero l’espressione di ciò che sono e ciò che faccio?

Il motivo, quando ho aperto questo blog, era che volevo nascondere la mia identitàrimanendo anonima e proteggere quella di mia figlia: i blog sono roba pubblica, si sa; e un mommyblog che si apre solo per il gusto di raccontare e raccontarsi magari non ha proprio bisogno del nostro vero nome.

Ormai peró tutti sanno che mi chiamo Dalia e non Mammadesign, e di cosa mi occupo è cosa nota.

Cosí mi sono riappropriata del mio nome. Su Twitter e su Instagram
Su Facebook esistono le apposite pagine, fortunatamente – anche se devo ancora capire bene che taglio dargli – e lí non ho mai avuto l’occasione di “sdoppiarmi” poiché avevo da poco tempo un profilo aperto per ragioni private (anche se ammetto di averci pensato, quando non volevo rivelare la mia identità). La policy di facebook ed alcuni ragionamenti sul mio tempo a disposizione mi hanno portato a non farlo. Immaginate dover gestire un altro profilo oltre a quelli aperti sui vari social network? Anche no, grazie. Il tempo nella vita di una donna con famiglia e prole è  già scarso, figuriamoci se voglio mettere altra carne al fuoco. Meglio dedicarsi al lavoro!

Così Mammachecasa! è tornato ad essere il mio blog, non una proiezione parziale di quella Mammadesign che dal novembre 2010 ad oggi è cambiata molto e che ora ha una figlia di sei anni e non di due, che ha buttato i pannolini e le lamentele su virus, sonno mancato e polemiche tra mamme, che ha ripreso parzialmente la sua attività di architetto/interior designer freelance – molto – grazie al web, e che non vive più nella vivacissima e vibrante Londra ma nella piccola e noiosa città di G (poi racconteró anche quanto ha influito questo sulle riflessioni relative al blog).

Si, in questi quattro anni ho studiato la rete, i social networks, il marketing online; ho approfondito cose del mio lavoro, ho assimilato, ho elaborato, ho ripreso a progettare. Sono cresciuta assieme a mia figlia. Sono cresciuta come persona. Sono cresciuta come professionista.

Tutto questo cambiamento forse non si è notato qua su blog, dove in fondo ho continuato a raccontare della nostra vita privata, di cose di casa, di prodotti di design e spazi per bambini. Tutto senza una logica, a casaccio, secondo l’impulso del momento e con il tempo a disposizione tra una cosa e l’altra.

Credo sia ora di dare nuova forma al tutto. 
Il decluttering porta anche la voglia di riorganizzare.

E a te cosa sta portando di nuovo, il decluttering?

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