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Vivere all’estero: cosa lasci e cosa trovi. Riflessioni da expat.

Guardo l’Italia da fuori da tanto tempo: sono passati più di dieci anni, per l’esattezza.

Vivere all’estero, avere un’esperienza fuori dal Paese per un periodo, era una delle idee balzane che avevo da ragazza. Volevo uscire, conoscere nuove culture, avere esperienze. Mai avrei pensato che sarebbe diventato definitivo (ma poi, in fondo, niente è definitivo, no?).

Ho abitato prima a Londra, per sei anni, poi in Svizzera, con soggiorni più brevi e precedenti  a Parigi, in Erasmus, e a Bonn, dopo la laurea.

Ho visto molte cose cambiare in Italia dal 2007, altre rimanere immutate. Sei Presidenti del Consiglio, una crisi mondiale (2008) che ha lasciato i suoi strascichi ovunque, riforme che sono state più dei tentativi di riforma, nuovi partiti sorgere e vecchi partiti tornare alla ribalta, nuovi volti della politica.

Leggo oggi – e non solo oggi, in realtà – su social network principali il malessere diffuso degli italiani e lo stupore di fronte a questi risultati elettorali. Eppure le proiezioni, ed anche i fatti, lo avevano previsto.

Questo non vuole essere un post politico, ma quello che leggo mi ha reso cosciente di quanta (normale) ingenuità o quanta (esagerata) leggerezza ci sia nel parlare di certi argomenti; quindi vorrei raccontare oggi ciò che vedo da quassù riguardo all’Italia e soprattutto di cosa significa veramente andare a vivere all’estero, almeno per quella che è la mia esperienza. Perché un conto è lamentarsi della situazione attuale ed un altro è fare qualcosa per cambiare davvero.

Qual è il momento di trasformare le parole in fatti? Che cosa spinge le persone ad andarsene dal proprio paese, a lasciare indietro così tante cose per inseguirne altre? È davvero una “fuga” come sembra? Innumerevoli sono le volte in cui ho letto di “cervelli in fuga” o “cuori in fuga”. Ma è davvero così? Personalmente, io non lo credo.

 

Andarsene non è una fuga: è una ricerca.

Leggo ovunque frasi come «l’unica soluzione è scappare dall’Italia», «questa è la volta che emigro davvero all’estero», «vado a vivere in un altro paese», «qualunque cosa pur di non stare qui, chissà cosa succederà adesso».

Io credo che le persone che lo dicono non se ne andranno davvero, nonostante l’insoddisfazione crescente; per due ordini di motivi:

  1. Emigrare è una cosa difficile, molto difficile.
  2. Parlare – al contrario – è molto, molto facile.

 

Chi tuttavia come me  e molti altri della mia generazione è andato a vivere all’estero, nella maggior parte dei casi non lo ha fatto per “scappare” da una situazione politica insoddisfacente, ma semplicemente perché fuori dall’Italia ha trovato migliori condizioni per costruirsi una vita, un carriera, un bagaglio di esperienza in grado di arricchirlo in tutti i sensi. Spesso, anche, è tornato a casa, portandosi dietro tutto ciò che ha imparato.

Vi dirò un segreto: vivere all’estero non è affatto facile.

Per emigrare ci vuole coraggio. Il coraggio di guardare la tua vita da fuori e dire: «Così non va. Bisogna fare qualcosa.»

Quando decidi di andartene non lo fai soltanto perché sei deluso da un Paese che non sa rispondere adeguatamente alle tue necessità (il lavoro, il salute, la casa, il benessere; i co.co.co, i cippiripì, le tasse, le casse; i favoritismi, il clientelismo, il sessismo, l’immobilismo). Lo fai anche per ragioni personali, perché sei arrivato ad un punto di rottura; perché non ti svegli più con il sorriso la mattina da tempo, perché qualcosa non ti va più bene, perché non ti riconosci più nella vita che hai; perché  hai deciso di assumerti la responsabilità della tua felicità, insomma. O anche, semplicemente, perché hai il desiderio di migliorare/migliorarti e darti da fare per raggiungere i tuoi sogni anziché sprecare la tua vita in un contesto che non ti regala la soddisfazione che meriti.

È molto facile lamentarsi e dare la colpa a qualcuno (la politica, i partiti, il tuo paese, la gente, i genitori, la società o quello che ti pare); più difficile è fare qualcosa e prendere decisioni che ti cambieranno la vita totalmente (e non c’è bisogno di emigrare per questo, ma lasciare il tuo paese, qualunque sia la ragione per cui lo fai, è uno dei possibili scenari). Continuare a cercare scuse all’esterno è solo un modo per rimandare la tua felicità.

Andarsene non è una fuga; è una ricerca.

Che tu parta da zero, che tu abbia un’offerta di lavoro imperdibile o che ti innamori perdutamente, te ne vai dal tuo Paese perché per fortuna esiste una cosa che si chiama curiosità e apertura verso il nuovo. Siamo una nuova generazione di emigrati, noi degli anni a cavallo del millennio. Ci definiamo expats, espatriati, perché le ragioni che ci hanno spinti oltreconfine sono le possibilità di crescita (personale, lavorativa, culturale, economica) che il nostro Paese, rimasto ancorato a vecchi meccanismi, non era in grado di offrirci.

Eppure andare a vivere all’estero è una soluzione tutt’altro che facile. E non basta la delusione verso un’Italia che non risponde in maniera adeguata alle esigenze dei suoi cittadini. Occorre una motivazione in più, una ragione che solo tu puoi sapere.

Lasci indietro tante cose, quando te ne vai. Ricominci da zero, veramente. Devi ricostruire tutto. E quando dico tutto, intendo proprio tutto, a partire da te stesso.

 

Cose che lasci e cose che trovi (effetti collaterali della vita all’estero)

Che uno rimanga nel Paese d’origine o che se ne vada  dipende esclusivamente da una scelta personale. Il dibattito che vedo sull’opportunità o meno di andare a vivere all’estero è assurdo e inutile: non ci sono né vincitori né vinti, semplicemente perché non è una battaglia, quella tra chi resta e chi va via. Ci sono solo storie personali, vite vissute, situazioni.  Chi l’ha detto che chi va a vivere all’estero è migliore di chi resta? Altrettando assurdo è che chi decide di rimanere si senta “superiore” in qualche modo a chi se n’è andato, magari perché ritiene più giusto combattere per rendere il proprio paese un posto migliore. Il proprio paese si rende migliore in tanti modi.

Ma vediamo insieme cosa significa davvero andare a vivere alle’stero per un tempo indefinito. Voglio parlarne perché vedo una crescente insoddisfazione, e prima di prendere decisioni radicali è bene saperne qualcosa di più da chi, quel passo, lo ha fatto tanto tempo fa.

Si parla sempre degli aspetti positivi dei paesi al nord delle Alpi: maggiore civiltà, senso del rispetto sociale e personale, apertura mentale, incrocio di culture,  meritocrazia, leggi adeguate alla società moderna, eccetera eccetera eccetera.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia, di cui non tutti parlano.

1. Vi sentirete soli.

Dove andrete non ci sarà nessuno ad accogliervi. Sarà dura, all’inizio. Ricostruirsi, fare nuove amicizie, trovare qualcuno in grado di capire i vostri dubbi, i vostri problemi, le vostre esperienze e necessità. Se mettete su famiglia  non ci sarà nessuno in grado di darvi una mano (e sappiamo bene, noi donne, quanto può essere dura all’inizio). Se emigrate con i figli il discorso raddoppia, o triplica, o quadruplica. Così come lo sforzo, perché siete responsabili non più solo della vostra felicità ma anche di quella di coloro che avete generato.

2. Vi sentirete persi, non più inseriti.

Il classico “pesce fuor d’acqua”, all’inizio. E per lungo tempo anche, perché nessuno (o in pochi), nella nuova realtà avrà il vostro background. A meno che non andiate a Londra, ovvio. 🙂

3. Soffrirete la lontananza dalle persone che amate, e  loro soffriranno la vostra.

All’inizio la lontananza pesa. Tanto. Con il tempo migliora un po’, sarete più indaffarati e ci penserete meno; ma non passa. Mai. Questo sarà sempre più vero con il passare degli anni, quando i vostri genitori inizieranno ad invecchiare, ad avere bisogno di voi, a non farcela da soli. È consolante sapere che basta prendere la macchina ed arrivare da loro in mezz’ora, quando non in cinque minuti. A volte, però la macchina non basta e saranno necessarie ore ed ore di aereo, di treno, o di qualunque mezzo vi possa portare lì da loro. Oppure dovrete trovare soluzioni da lontano, il che è ugualmente complesso. Questo ci porta al punto successivo.

4. Vi sentirete in colpa.

In colpa per non essere più vicini quando necessario. In colpa per aver lasciato solo chi amate. In colpa perché non avete il tempo di vedervi più spesso, perché non potete portare a vostra madre quella cosuccia che le avete preso ieri, per non poter prendere un caffè veloce lei, con vostro padre o con chi amate. In colpa per qualunque cosa, insomma. 🙂

5. Farete molta fatica a mantenere le amicizie.

Da lontano non è una cosa semplice, soprattutto se le miglia sono molte. Avrete un’altra vita, avrete cambiato abitudini, farete esperienze che i vostri amici non saranno più in grado di comprendere, vedrete le cose dal di fuori e non più dalla stessa angolazione. E questo, inevitabilmente, vi allontanerà un poco. Vi sentirete poco compresi, ed è normale, fa parte dell’ordine delle cose.

6. Vi sentirete “fuori luogo” ovunque.

Se siete un pesce fuor d’acqua nel nuovo contesto, vi sentirete così anche tornando in Italia, perché la vostra mente avrà immagazzinato informazioni, usi e costumi che non ritrovate nel vostro Paese d’origine. Ci vuole sempre del tempo, per adattarsi. Con il tempo acquisterete elasticità e sarete in grado di adattarvi con un switch del cervello, ma quella sensazione di estraneità rimarrà al fondo della vostra mente.

Ci sono cose molto bele che invece scoprirete:

1. Diventerete coscienti delle vostre risorse.

Lo so, per questo non c’è bisogno di andare a vivere all’estero :), ma la lontananza vi aiuterà a non cercare appoggi da nessuna parte, a fare da soli, a non alzare il telefono per ogni piccolezza. Imparerete a dare il meglio di voi in ogni situazione.

2. Imparerete una nuova lingua.

Sarete costretti a farlo, non c’è niente da fare. Anche se sarete inseriti in un contesto internazionale in cui la lingua comune è l’inglese; in quel caso avrete modo di perfezionarlo, se lo avete studiato, o di impararlo in caso contrario. È un vantaggio, questo, che vi porterete dietro per la vita. E che rimarrà nel vostro curriculum.

2. Troverete nuove amicizie ed instaurerete nuovi legami.

Tenderete a legarvi a persone con le quali sentite di avere esperienze comuni, ma non sarà facile trovarle (ripeto: a meno che non andiate a vivere a Londra! :D). Nessun nuovo legame, tuttavia, avrà la forza delle amicizie storiche, di quelle dell’infanzia, con le quali avete condiviso tanto. Ma può essere molto molto bello.

3. Vedrete le cose da angolazioni diverse, e questo vi arricchirà.

Ogni nuova esperienza ci porta la capacità di vedere oltre il nostro “naso”. Vivere all’estero è una di queste. Scoprire altre culture, altri modi di vita, altri usi e costumi, trovarcisi immersi e dovercisi muovere, trovo che sia tra le esperienze più “formanti”, sia umanamente che culturalmente (non dico che sia l’unico, per carità).

4. Scoprirete un nuovo concetto di “stabilità”.

Quella stabilità che non dipende dalle condizioni esterne, dal Paese in cui vi trovate, dal lavoro che fate o dalla casa e dal quartiere in cui vivete, ma dal conoscere profondamente voi stessi. Questa è la ricchezza più grande che io, personalmente, ho scoperto.

5. Imparerete a stare bene con voi stessi, infine.

Anche e spesso da soli. Ma questo può succedere ovunque.

 

E voi che siete espatriati da tempo, trovate che questo elenco sia esaustivo? Avete qualcosa da aggiungere per i nostri giovani amici che sono in cerca di un proprio posto nel mondo?

 

 

 

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