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All’inizio di gennaio mi è arrivata LA mail che non mi aspettavo (anche perché manca ancora del tempo), e che mi ha riportata prepotentemente alla riflessione sul mantenere o meno aperto questo dominio.

Mammachecasa! è nato anni fa come diario online: ero a Londra, era da poco nata nostra figlia, ero a casa in maternità ed avevamo appena comprato casa. Un appartamento in un complesso nuovo, appena costruito, già dotato di cucina, bagno e di tutti i comforts tranne gli arredi. Era un posto in cui pensavamo di fermarci per un po’, almeno finché  saremmo rimasti a Londra, ma poiché  non avevamo molti soldi da investirci, decisi di fare il minimo indispensabile per adattarla alle nostre esigenze ed arredarla con poco.

In quel momento, presa da pannolini, ciucci e stanchezza cronica, pensare a qualcosa di diverso dalla maternità mi ricaricava d’entusiasmo. Così , mentre aggiustavo il nostro spazio, cercando parallelamente di trovare lavoro in quella vivace metropoli (piena di studi di architettura fantastici) che ci stava ospitando, ebbi l’idea di aprire il blog. Iniziai a parlare della vita londinese con la nostra piccola Micro British Girl (aveva poco più  di un anno) e di quello che stavo facendo nel nostro appartamento di Islington, intervallando i posts con suggerimenti d’arredo e personalizzazione dell’ambiente casa. All’epoca arrivarono anche diverse collaborazioni con testate giornalistiche, siti e magazines online.

Poi ci siamo trasferiti qua in Svizzera, e le cose si sono complicate.

Nostra figlia è cresciuta, ha  richiesto grande attenzione da parte mia per il suo inserimento nella nuova realtà, ha iniziato la scuola elementare, le attività  extra-scolastiche ed io ho sempre meno tempo a disposizione per dedicarmi alla scrittura di un diario online che era principalmente una valvola di sfogo per la mia creatività.

Ho rinnovato queste pagine nel 2015 (in effetti, mi sembra già  vecchio!), cercando di dare corpo a quello che avevo iniziato a fare da un po’ di tempo: le consulenze online; c’erano persone che da tutta Europa mi chiedevano come poter sistemare stanze ed aree della casa che necessitavano di un rinnovo o anche semplicemente di un “rinfresco stilistico”. Decisi di accontentarle e di offrire loro un supporto a distanza. Nello stesso tempo avevo iniziato ad approfondire il tema dell’architettura per l’infanzia, dello sviluppo del bambino e del modo in cui gli spazi influiscono sulla sua crescita e sul benessere di chi li abita, non soltanto di come adattare la casa alla presenza dei più piccoli. Ricominciai, nel mio piccolo, a progettare (incredibile!).

Dal 2010 (anno in cui ho aperto Mammachecasa) ad oggi ho visto il moltiplicarsi di blog-design, siti ed articoli dedicati al design e al mondo dei bambini (a volte scritti anche da persone che di design ed architettura capiscono poco, ma questo è  un altro discorso). Una bella cosa, in realtà, e sono felice di vedere questo crescente interesse per gli spazi family e child-friendly. In ogni caso, se prima scrivevo articoli anche altrove, ho rallentato, poiché scrivere  non è poi  così remunerativo in sé (ne sanno qualcosa i giornalisti italiani!). Ho finito per dedicarmi ad altro, più che al blog.

Oggi, tuttavia, la prospettiva di rinnovare questo dominio mi ha imposto una riflessione: «Dalia, cosa vuoi raccontare attraverso queste pagine? Cosa vorresti lasciare a chi ti legge? Che cosa identifica Mammachecasa a tal punto da giustificare l’investimento del tuo preziosissimo tempo?».

È una domanda che dovremmo farci tutti, tra l’altro, qualunque cosa facciamo.

Mai come oggi, comunque, è necessario rinnovarsi, per stare al passo con  tempi. Ma non posso più parlare di tutto ciò che mi passa per la testa: il mio tempo è  sempre più prezioso. Per ciò che riguarda la casa esistono una marea di articoli in rete, sia sulle riviste che su siti vari (anche scritti da persone non del settore, ma questa è  un’altra faccenda); non sono più un mommyblog (anche se allora mi divertivo un sacco) perché mia figlia è  cresciuta ed è  divenuto necessario salvaguardare la nostra e sua privacy; il design per bambini è  ormai un argomento stra-trattato da tanti. Allora cosa rimane di cui parlare, senza cadere definitivamente nella rete dei post sponsorizzati e delle aziende?

Rimango io. Rimane il mio approccio all’architettura e all’architettura d’interni. Rimane la mia voce indipendente, la mia impostazione di pensiero e ciò che faccio/studio/produco. Rimane la mia voglia di raccontare il mondo del bambino e di creare qualcosa per renderlo migliore (sì, lo ammetto, a volte mi immedesimo a tal punto che devo essere rimasta un po’ bambina dentro! ;D).

La conclusione di queste riflessioni mi ha portato un po’ di nuove idee che forse vedranno la luce in questo anno, forse nel prossimo o forse mai, dipende da tanti fattori. Intanto apro questo 2017 cercando di concludere una cosa pesante che mi sta sulle (s)palle da un po’ 😄 e proponendo qualcosa di nuovo per queste pagine (che continueranno comunque a parlare del mondo del bambino e della casa): una serie di percorsi nel mondo dell’architettura per l’infanzia e degli ambienti (pubblici e privati) a misura di bimbo e di famiglia. Percorsi di benessere da una parte, spunti di riflessione per progettisti, genitori, educatori, amministratori e chiunque voglia interessarsene dall’altra.

Proporrò ogni mese un tema diverso al quale ti chiederò (se vorrai) di partecipare con foto, pensieri, posts sui social (instagram, twitter, facebook) o sul tuo blog, in modo da dar vita ad una sorta di brainstorming sul tema del mese.

Nei prossimi giorni farò una sorta di “cappello” introduttivo per spiegarti la filosofia con la quale ho pensato tali percorsi, volti ad acquistare una maggior consapevolezza degli spazi che ci circondano e a prendercene cura come fossero parte del nostro corpo (di fatto, ne sono un’estensione). Indicherò nel prossimo post il primo di questi temi (quello di gennaio, che ormai è già a metà), nonché le modalità  di partecipazione. Quello sarà il tema sul quale imposterò i posts del mese, impegnandomi a scriverne almeno uno alla settimana. Non appena sarò in grado di attivare la newsletter (altro proposito di quest’anno), te lo comunicherò (ma devo studiare! 😄).

Mi auguro che da tutto questo, oltre ad essere un impegno da parte mia al fine di fornirti informazioni sulle pagine di questo un po’ vecchio ed addormentato blog (e per fare finalmente un piano editoriale, che mi propongo di mantenere ma anche di modificare a piacimento, perché tanto so di non essere capace di rimanere dentro le righe! :D) nasca qualche riflessione degna di nota, sia per te che leggi che per progettisti all’ascolto, per educatori, insegnanti e chiunque abbia a che fare con il mondo del bambino ed abbia voglia di seguirmi.

Naturalmente conto sul tuo aiuto: ho bisogno di te per far sopravvivere questo blog (scrivere è un grosso impegno!) e non trasformarlo nell’ennesimo sito di un qualsiasi studio professionale.

A presto!

 

 

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